Vivere insieme senza sposarsi è una scelta comune. La legge la riconosce, ma in modo diverso dal matrimonio. Molte tutele esistono solo se si fa qualcosa prima: una dichiarazione al Comune, un contratto, un testamento. Questa guida mette in fila le cose da fare e risponde alle domande che le coppie ci pongono più spesso.

Guida del 9 ottobre 2026 — versione 1. Contenuto divulgativo: non sostituisce l’esame del caso concreto.

In breve

  • Dichiarazione anagrafica. Si fa al Comune di residenza e accerta la convivenza di fatto (legge 76/2016, art. 1, comma 37).
  • Contratto di convivenza. Regola la vita in comune: spese, casa, regime patrimoniale. Si fa con atto pubblico o con scrittura privata autenticata (comma 51).
  • Testamento. Il convivente non è erede. Per lasciargli qualcosa serve un testamento, e l’imposta di successione è dell’8% senza franchigia.

Sette cose da fare, in ordine

  1. Dichiarate la convivenza al Comune. Senza questo passaggio, diversi diritti restano sulla carta.
  2. Fate il punto sulla casa. Chi è intestatario? Chi paga il mutuo o l’affitto? Chi ha pagato i lavori? Scrivete le risposte, anche solo su un foglio.
  3. Decidete se serve un contratto di convivenza. Serve quando ci sono apporti diversi, una casa intestata a uno solo, o la voglia di scegliere la comunione dei beni.
  4. Ciascuno scriva il proprio testamento. Due persone non possono fare un testamento insieme, nello stesso atto.
  5. Designate il convivente per le decisioni di salute. La legge lo permette ai commi 40 e 41.
  6. Controllate polizze, conti, TFR e fondi pensione. Verificate chi è indicato come beneficiario.
  7. Se comprate casa insieme, fate scrivere l’atto di acquisto e il contratto di convivenza in modo coordinato.

Le quindici domande più frequenti

Siamo conviventi di fatto senza fare nulla?

Per la legge siete conviventi di fatto se siete due maggiorenni. Dovete essere uniti da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza. Non dovete essere sposati né legati da parentela. La convivenza si accerta con la dichiarazione anagrafica.

Il mio convivente è mio erede?

No. Senza testamento non eredita nulla. Non è nemmeno legittimario: la legge non gli riserva alcuna quota.

Come posso lasciargli qualcosa?

Con il testamento. Se ci sono figli o genitori, il testamento deve rispettare la quota che spetta a loro. Il convivente paga l’imposta di successione dell’8%, senza franchigia.

Un contratto di convivenza può dire chi eredita?

No. I patti sull’eredità futura sono vietati dall’articolo 458 del Codice civile. L’eredità si regola solo con il testamento.

Se muore il mio convivente e la casa era sua, posso restare?

Sì, per un certo periodo. Il diritto dura due anni, o quanto è durata la convivenza se è più lunga, ma non oltre cinque anni. Dura di più se ci sono figli minori o disabili (comma 42).

E se la casa era in affitto?

Il convivente può subentrare nel contratto di locazione (comma 44).

Posso assistere il mio convivente in ospedale?

Sì. La legge riconosce ai conviventi gli stessi diritti di visita e assistenza dei coniugi. Si può anche designare il convivente come rappresentante per le decisioni sulla salute (commi 38-41).

Che cosa si scrive in un contratto di convivenza?

Il nucleo è la residenza comune, il modo di contribuire alle spese e, se lo volete, il regime della comunione dei beni (comma 53). Si aggiungono clausole su casa, mutuo e restituzione degli apporti. Non si possono mettere termini o condizioni (comma 56).

Serve il notaio?

La forma è obbligatoria, a pena di nullità: atto pubblico oppure scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato (comma 51). Il professionista trasmette il contratto al Comune entro dieci giorni, per l’iscrizione all’anagrafe (comma 52).

Quando il contratto è nullo?

Per esempio se manca la convivenza di fatto. O se uno dei due è già sposato, ha un altro contratto di convivenza o è minorenne (comma 57). Il notaio controlla questi punti prima della firma.

Come finisce un contratto di convivenza?

Per accordo, per recesso di uno dei due, per matrimonio o unione civile, o per morte (comma 59). Il recesso va notificato all’altro. Chi ha la casa a disposizione deve concedere almeno novanta giorni per lasciarla.

Se ci lasciamo, ho diritto agli alimenti?

Se siete in stato di bisogno e non potete mantenervi, sì. Il diritto dura per un periodo proporzionale alla durata della convivenza (comma 65).

Compriamo casa insieme: che cosa conviene fare?

L’acquisto e il contratto di convivenza sono due cose diverse. Conviene scegliere insieme le quote, la provenienza del denaro e le regole sul mutuo, e scriverle nell’atto.

Possiamo farci donazioni?

Sì, ma senza le agevolazioni dei coniugi. Prima di donare un immobile è bene farsi spiegare le imposte e i rischi.

Che cosa cambia per i figli?

I figli hanno gli stessi diritti, anche se i genitori non sono sposati. Cognome, mantenimento e affidamento seguono regole proprie.

Un caso

Luca e Lucia convivono da otto anni. La casa è intestata a Luca. Il mutuo lo pagano in due e Lucia ha anticipato i lavori. Sono venuti in Studio per un testamento. Insieme abbiamo scritto un contratto che riconosce gli apporti di Lucia, due testamenti separati e la dichiarazione al Comune che non avevano mai fatto. Il caso è inventato: ogni somiglianza con persone reali è casuale.

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Fonti per verificare.
Legge 20 maggio 2016, n. 76, art. 1, commi 36-65 · Codice civile, art. 458 · D.Lgs. 346/1990.

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