Pubblicato il 13 ottobre 2026Aggiornato il 23 ottobre 20268 minuti di lettura
Versione 1 del 13/10/2026
In breve: prima di un patto di famiglia il commercialista prepara tre cose: la mappa di chi deve firmare, la valutazione dell’azienda o delle quote, il quadro fiscale con gli impegni dei cinque anni successivi. Se queste tre cose arrivano complete, l’atto si prepara in poche settimane; se ne manca una, il patto si ferma.
Questa scheda è per i commercialisti che seguono un’impresa di famiglia. Il patto di famiglia è il contratto con cui l’imprenditore trasferisce l’azienda, o il socio le sue quote, a uno o più discendenti (art. 768-bis del codice civile). Si fa per atto pubblico, a pena di nullità (art. 768-ter del codice civile). Nello Studio vediamo che il tempo si perde quasi sempre prima dell’atto, non durante.
Artt. 768-bis e 768-ter del codice civile — che cosa dicono
REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 262, «Approvazione del testo del Codice civile».
In sintesi, con parole nostre: l’art. 768-bis definisce il patto di famiglia come il contratto con cui l’imprenditore trasferisce l’azienda, o il titolare le sue partecipazioni, in tutto o in parte, a uno o più discendenti. L’art. 768-ter richiede l’atto pubblico, a pena di nullità.
1. La mappa della famiglia
Al contratto devono partecipare il coniuge e tutti quelli che sarebbero legittimari se la successione si aprisse oggi (art. 768-quater del codice civile). Chi manca può, alla morte dell’imprenditore, chiedere a chi ha ricevuto l’azienda la sua parte, con gli interessi (art. 768-sexies).
Artt. 768-quater e 768-sexies del codice civile — che cosa dicono
REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 262, «Approvazione del testo del Codice civile».
In sintesi, con parole nostre: al patto partecipano il coniuge e chi sarebbe legittimario se la successione si aprisse in quel momento. Chi riceve l’azienda liquida gli altri con una somma pari alla loro quota di legittima, salvo rinuncia, anche in natura; quanto ricevuto non va in collazione né in riduzione (art. 768-quater). Chi non ha partecipato può chiedere, alla morte dell’imprenditore, la sua somma con gli interessi legali (art. 768-sexies).
Il consiglio che diamo è di costruire la mappa con i certificati, non a memoria: stato civile e regime patrimoniale del disponente, figli di tutti i matrimoni e nati fuori dal matrimonio, eventuali figli premorti con i loro discendenti. Se uno dei partecipanti è minorenne o ha un amministratore di sostegno, ditecelo subito: servono autorizzazioni e i tempi si allungano.
2. Il valore
Tutto il patto si regge su un numero. Chi riceve l’azienda deve liquidare gli altri partecipanti con una somma pari al valore della loro quota di legittima, salvo che vi rinuncino in tutto o in parte; la liquidazione può avvenire anche in natura. I beni dati agli altri si imputano alla loro legittima secondo il valore attribuito nel contratto. E quanto ricevuto non va né in collazione né in riduzione (sempre art. 768-quater).
La legge non impone una perizia giurata. Ma il valore scritto nell’atto è quello su cui la famiglia chiude i conti per sempre, e deve reggere. Per questo chiediamo una relazione di stima scritta, con il metodo usato e la data di riferimento, che alleghiamo all’atto. Per l’azienda serve anche una situazione patrimoniale aggiornata, con crediti, debiti e contratti che passano a chi la riceve.
3. Le quote e lo statuto
Se si trasferiscono partecipazioni, lo statuto va letto prima: prelazione, gradimento, limiti al trasferimento. Se gli altri soci devono rinunciare o dare il consenso, lo fanno prima dell’atto o nell’atto. Serve anche la visura aggiornata, per sapere quanto capitale detiene davvero il disponente: per il fisco il controllo conta.
4. Il quadro fiscale
Il trasferimento a discendenti e coniuge di aziende, quote e azioni, anche con il patto di famiglia, non paga l’imposta sulle successioni e donazioni, a condizioni precise (art. 3, comma 4-ter, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (testo unico successioni e donazioni)), come modificato dal decreto legislativo 18 settembre 2024, n. 139 dal 1° gennaio 2025:
- azienda o ramo: chi la riceve prosegue l’attività per almeno cinque anni;
- quote o azioni di società di capitali: l’esenzione vale solo per le partecipazioni con cui si acquista o si integra il controllo (art. 2359, primo comma, n. 1, del codice civile), e il controllo va tenuto per cinque anni;
- altre quote sociali, come quelle di società di persone: la titolarità va mantenuta per cinque anni;
- in ogni caso, nell’atto chi riceve rende la dichiarazione di impegno.
Art. 3, comma 4-ter, del testo unico successioni e donazioni — che cosa dice
DECRETO LEGISLATIVO 31 ottobre 1990, n. 346, «Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni».
In sintesi, con parole nostre: i trasferimenti di aziende e partecipazioni a discendenti e coniuge, anche con patto di famiglia, sono esenti se chi riceve prosegue l’attività o tiene il controllo, o la titolarità delle quote, per almeno cinque anni, e lo dichiara nell’atto. Se l’impegno non è rispettato, l’imposta è dovuta con sanzione e interessi.
Decreto legislativo n. 139 del 2024 — che cosa dice
DECRETO LEGISLATIVO 18 settembre 2024, n. 139, «Disposizioni per la razionalizzazione dell’imposta di registro, dell’imposta sulle successioni e donazioni, dell’imposta di bollo e degli altri tributi indiretti diversi dall’IVA».
In sintesi, con parole nostre: fa parte della riforma fiscale e, fra molte altre modifiche, dal 1° gennaio 2025 ha riscritto le condizioni dell’esenzione per i passaggi di aziende e partecipazioni in famiglia.
Art. 2359 del codice civile — che cosa dice
REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 262, «Approvazione del testo del Codice civile».
In sintesi, con parole nostre: il primo comma, n. 1, considera controllata la società in cui un altro soggetto ha la maggioranza dei voti nell’assemblea ordinaria.
Se l’impegno non viene rispettato si perde l’esenzione: si paga l’imposta ordinaria, con la sanzione dell’art. 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e gli interessi. È il punto da spiegare al cliente con più calma, perché morde anni dopo la firma.
Resta la liquidazione degli altri figli. La Corte di cassazione, sezione tributaria, sentenza 24 dicembre 2020, n. 29506 la considera una donazione del disponente al figlio liquidato, con aliquota e franchigia della linea retta, e ha superato la lettura precedente, che la tassava come donazione fra fratelli. È una sezione semplice, non le Sezioni Unite: l’orientamento è quello, ma il contrasto non è chiuso per legge. Va verificato caso per caso.
Cassazione, sezione tributaria, 24 dicembre 2020, n. 29506 — che cosa ha deciso
Sentenza della Corte di cassazione, sezione tributaria, 24 dicembre 2020, n. 29506.
Sezione semplice: non chiude il contrasto.
Il principio, con parole nostre: la somma che chi riceve l’azienda paga al fratello non assegnatario si tassa come donazione del genitore a quel figlio, con aliquota e franchigia della linea retta, e non come donazione fra fratelli.
Testo ufficiale non ancora riscontrato.
Che cosa cambia dal 2027: dal 1° gennaio 2027 l’imposta sulle successioni e donazioni passa nel decreto legislativo 1 agosto 2025, n. 123 (testo unico dei tributi indiretti). Per un patto firmato dopo quella data, i riferimenti dell’esenzione e della dichiarazione di impegno si leggono sul testo nuovo.
Testo unico dei tributi indiretti — che cosa dice
DECRETO LEGISLATIVO 1 agosto 2025, n. 123, «Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposta di registro e di altri tributi indiretti».
In sintesi, con parole nostre: riunisce in un solo testo registro, ipotecaria e catastale, successioni e donazioni e bollo, e si applica dal 1° gennaio 2027.
Un esempio
Marco ha il 70 per cento di una S.R.L. di Nola. Ha la moglie Lucia e due figli: Andrea, che lavora in azienda, e Annamaria, che vive a Torino. La commercialista fa la mappa, stima la partecipazione 700.000 euro con una relazione scritta e verifica che lo statuto preveda solo la prelazione, a cui l’altro socio rinuncia per iscritto.
Nel patto Marco trasferisce le quote ad Andrea, che acquista il controllo e dichiara di tenerlo per cinque anni. Lucia rinuncia alla liquidazione; Annamaria riceve da Andrea 175.000 euro, un quarto del valore stimato, come quota di legittima dei figli quando ci sono coniuge e due figli (art. 542 del codice civile). Con la lettura della sentenza del 2020, quella somma sta dentro la franchigia della linea retta.
Art. 542 del codice civile — che cosa dice
REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 262, «Approvazione del testo del Codice civile».
In sintesi, con parole nostre: se con il coniuge ci sono più figli, al coniuge è riservato un quarto del patrimonio e ai figli, tutti insieme, la metà, divisa in parti uguali.
Stima indicativa, non è un preventivo: il preventivo di massima scritto arriva dopo aver visto i documenti (art. 37 dei Principi di deontologia professionale dei notai).
Nomi e cifre sono inventati.
Cosa fare in pratica
- Mandateci la mappa della famiglia con i certificati di stato civile.
- Preparate la relazione di stima scritta e, per l’azienda, la situazione patrimoniale.
- Allegate statuto e visura aggiornati, con le rinunce o i consensi dei soci se servono.
- Indicate chi viene liquidato, chi rinuncia e come si paga: bonifico, rate, beni in natura.
- Spiegate al cliente l’impegno dei cinque anni prima della firma, non dopo.
Domande frequenti
Serve una perizia giurata?
La legge non la impone: conta il valore attribuito nel contratto. Lo Studio chiede comunque una stima scritta con metodo e data, da allegare all’atto.
Un figlio può rinunciare alla liquidazione?
Sì, in tutto o in parte, e lo dichiara nell’atto. La liquidazione può anche avvenire in natura, se i contraenti sono d’accordo.
Il 40 per cento di una S.R.L. gode dell’esenzione?
Solo se con quella quota chi riceve acquista o integra il controllo della società. Altrimenti l’esenzione per le quote di società di capitali non spetta.
Lavora con lo Studio
Se è una pratica che segue per un cliente, ci scriva: rispondiamo in tempi brevi. Lo Studio non riconosce compensi, provvigioni o altre utilità per la segnalazione di clienti (art. 37 dei Principi di deontologia professionale dei notai).
Scrivi alla segreteriaFonti
- Artt. 768-bis e seguenti del codice civile (normattiva.it)
- Art. 3 del D.Lgs. 346/1990, testo unico successioni e donazioni (normattiva.it)
- Federnotizie, Le modifiche del D.Lgs. 139/2024 sull’esenzione per aziende e partecipazioni, 5 febbraio 2025
- Federnotizie, Patto di famiglia e tassazione: la Cassazione n. 29506/2020
- Decreto legislativo 1 agosto 2025, n. 123 (normattiva.it)
- Agenzia delle Entrate
Vedi anche
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- Azienda ai figli senza imposta: le tre condizioni
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- Situazione frequente: l’impresa di Castellammare passata al figlio
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Il cliente può chiedere direttamente un preventivo di massima oppure una Consulenza online. Per le domande tecniche sulla pratica scriva a segreteria@notaiofiorentinomarco.com o chiami il +39 352 273 7467. Gli atti si firmano nello Studio a Napoli, Via Cuma 6.
Il contenuto ha finalità informativa: non è un parere e non sostituisce l’esame del caso concreto.
Pagina dello Studio Notarile Marco Fiorentino, notaio a Napoli: notaio dal 2011, dal 2026 a Napoli; avvocato dal 2003.
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