Pubblicato il 27 ottobre 20266 minuti di lettura
In breve: l’impresa familiare nasce da sola, per legge, quando un familiare lavora in modo continuativo nell’impresa di un parente (art. 230-bis c.c.). L’atto dal notaio serve soprattutto per il fisco: se è firmato prima dell’inizio dell’anno, permette di attribuire ai familiari che lavorano nell’impresa fino al 49 per cento del reddito (art. 5, comma 4, TUIR).
Chi vuole che l’impresa familiare valga fiscalmente dal 2027 deve firmare l’atto entro il 31 dicembre 2026: la legge chiede un atto anteriore all’inizio del periodo d’imposta, che per l’imprenditore individuale coincide con l’anno solare. Ecco che cosa spetta ai familiari, perché serve il notaio e che cosa succede quando qualcuno esce.
Che cos’è l’impresa familiare
È la forma con cui la legge protegge chi lavora nell’impresa di famiglia senza essere socio né dipendente. Pensiamo al negozio, al laboratorio, all’officina dove il titolare è uno solo ma dietro il bancone ci sono la moglie e il figlio. Senza una tutela, il loro lavoro rischierebbe di restare «gratuito».
Per il codice sono familiari il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo. Dal 2024 lo è anche il convivente di fatto: la Corte costituzionale, con la sentenza n. 148 del 2024, ha dichiarato illegittimo l’art. 230-bis nella parte in cui non comprendeva il convivente, e ha fatto cadere di conseguenza l’art. 230-ter c.c., che gli dava una tutela più limitata.
Che cosa spetta ai familiari che lavorano
- Il mantenimento, secondo la condizione patrimoniale della famiglia.
- Una partecipazione agli utili, ai beni acquistati con essi e agli incrementi dell’azienda, avviamento compreso, in proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.
- Il voto, a maggioranza, sulle decisioni più importanti: impiego degli utili, gestione straordinaria, indirizzi produttivi, cessazione dell’impresa.
- La liquidazione in denaro della propria partecipazione quando smette di lavorare nell’impresa o quando l’azienda viene venduta; il pagamento può essere diviso in più annualità.
- Il diritto di prelazione sull’azienda in caso di divisione ereditaria o di trasferimento dell’azienda.
Il diritto di partecipazione non si può cedere a estranei: si può trasferire solo ad altri familiari, e con il consenso di tutti i partecipanti. Il lavoro della donna, dice espressamente la norma, vale quanto quello dell’uomo.
Perché farla dal notaio
Per il codice civile l’impresa familiare esiste anche senza alcun atto. Il fisco, però, riconosce la divisione del reddito solo a condizioni precise. L’art. 5, comma 4, TUIR chiede che i familiari partecipanti risultino per nome, con l’indicazione del rapporto di parentela o di affinità, da un atto pubblico o da una scrittura privata autenticata anteriore all’inizio del periodo d’imposta, firmato dall’imprenditore e dai familiari. Per questo si parla di atto «enunciativo»: non crea l’impresa familiare, la dichiara e la documenta.
Le altre condizioni sono due: nella dichiarazione dei redditi l’imprenditore indica le quote dei familiari e attesta che sono proporzionate al lavoro prestato in modo continuativo e prevalente; ciascun familiare attesta nella propria dichiarazione di aver lavorato nell’impresa in modo continuativo e prevalente. Ai familiari si può imputare, in tutto, non più del 49 per cento del reddito; il resto rimane all’imprenditore.
Una precisazione utile: per il codice basta un lavoro continuativo, per il fisco serve un lavoro continuativo e prevalente. Chi dà una mano nel fine settimana ha comunque i diritti civili, ma difficilmente può ricevere una quota di reddito ai fini fiscali. Quanto convenga dividere il reddito è una valutazione da fare con il proprio commercialista.
Quando un familiare esce: lo scioglimento
Il rapporto può finire per molte ragioni: un figlio si mette in proprio, un matrimonio finisce, il titolare vende l’azienda o va in pensione. Chi smette di lavorare nell’impresa ha diritto alla liquidazione in denaro della sua partecipazione; se non c’è accordo, le annualità le fissa il giudice. È buona regola documentare anche l’uscita, con data certa e con l’accordo sulla somma dovuta, così che l’anno successivo il reddito venga diviso solo fra chi è rimasto.
Se l’impresa di famiglia deve passare ai figli, l’impresa familiare non basta: gli strumenti sono altri, dal patto di famiglia alla trasformazione in società, di cui parliamo nella guida sulla trasformazione delle società. Quando il patrimonio cresce, qualcuno valuta anche una holding familiare.
Un esempio con numeri inventati
Caso inventato. Antonio ha una salumeria a Portici. Dietro il bancone lavorano ogni giorno la moglie Rosa e il figlio Luca. A metà dicembre 2026 firmano dal notaio l’atto di impresa familiare, con i nomi, il rapporto di parentela e l’impegno di lavoro di ciascuno. Nel 2027 la salumeria dichiara un reddito di 80.000 euro: Antonio indica una quota del 25 per cento per Rosa e del 20 per cento per Luca, proporzionate al lavoro. Rosa dichiarerà 20.000 euro, Luca 16.000, Antonio 44.000.
Nel 2030 Luca apre un negozio suo a Ercolano. Esce dall’impresa familiare: con il padre concorda la somma che gli spetta per la sua partecipazione agli utili e agli incrementi dell’azienda, da pagare in tre rate annuali. L’uscita viene messa per iscritto e dall’anno dopo il reddito si divide solo tra Antonio e Rosa.
Se vivi in un’altra città
L’impresa familiare è diffusissima nei negozi di famiglia in tutta Italia e l’atto può farlo qualsiasi notaio. Se preferisci rivolgerti al nostro Studio, la preparazione si fa a distanza, con una Consulenza online e i documenti inviati per email; la firma avviene in Campania, dove il Notaio può ricevere atti, di regola nello Studio a Napoli. Un familiare che non può venire può firmare con procura.
Cosa fare in pratica
- Fai l’elenco dei familiari che lavorano davvero nell’impresa, con il rapporto di parentela o di affinità e il tipo di impegno.
- Parla con il commercialista delle quote di partecipazione e della convenienza fiscale.
- Fissa l’appuntamento con il notaio in tempo: per valere dal 1° gennaio l’atto va firmato entro il 31 dicembre.
- Porta documenti d’identità e codici fiscali di tutti, e i dati dell’impresa (partita IVA, iscrizione al Registro delle imprese).
- Quando qualcuno esce o entra, mettilo per iscritto e avvisa il commercialista prima della dichiarazione successiva.
Domande frequenti
L’impresa familiare esiste anche senza atto dal notaio?
Sì, per il codice civile nasce quando un familiare lavora in modo continuativo nell’impresa (art. 230-bis c.c.). L’atto pubblico o la scrittura privata autenticata servono per dividere il reddito ai fini fiscali.
Entro quando va firmato l’atto?
Prima dell’inizio del periodo d’imposta da cui deve valere: per l’imprenditore individuale, entro il 31 dicembre dell’anno precedente.
Quanto reddito si può attribuire ai familiari?
In tutto non più del 49 per cento del reddito dell’imprenditore, diviso in proporzione alla quota di partecipazione di ciascun familiare (art. 5, comma 4, TUIR).
Il convivente può far parte dell’impresa familiare?
Sì. Con la sentenza n. 148 del 2024 la Corte costituzionale ha esteso al convivente di fatto la tutela dell’art. 230-bis c.c.
Che cosa spetta al familiare che smette di lavorare nell’impresa?
La liquidazione in denaro della sua partecipazione, anche in più annualità, fissate dal giudice se non c’è accordo.
Fonti
- Art. 230-bis c.c. – Impresa familiare (Normattiva)
- Art. 230-ter c.c. – Diritti del convivente (Normattiva)
- Art. 5 D.P.R. 917/1986 (TUIR) – Redditi prodotti in forma associata (Normattiva)
- Corte costituzionale, sentenza n. 148 del 2024
Vuoi mettere in regola l’impresa familiare prima del 31 dicembre? Chiedi un preventivo oppure prenota una Consulenza online. Puoi scrivere a segreteria@notaiofiorentinomarco.com o chiamare il +39 352 273 7467.
Questo articolo ha finalità informativa generale. Non è un parere e non sostituisce l’esame del caso concreto da parte del Notaio.
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