📅 Pubblicato il 2 ottobre 2026🔄 Aggiornato il 16 settembre 2026

In breve

  • Senza testamento, il convivente di fatto non eredita nulla: la successione legittima (artt. 565 e ss. c.c.) chiama solo coniuge e parenti.
  • Con un testamento, si può lasciare al convivente fino alla quota disponibile, cioè quanto resta dopo aver rispettato la quota dei legittimari (figli, coniuge, ascendenti: artt. 536 e ss. c.c.).
  • Sul valore ricevuto, il convivente paga l’8% di imposta di successione, senza alcuna franchigia: molto più del coniuge (4%, franchigia 1.000.000 euro).
  • Il testamento pubblico, fatto dal notaio, riduce il rischio che venga perso, dimenticato o contestato con successo.

È la domanda più delicata di tutte, e anche la più semplice da risolvere: cosa succede, per la legge, se il mio convivente muore senza aver scritto nulla? La risposta, per quanto scomoda, è chiara: senza testamento, il convivente di fatto non riceve niente. Non una quota simbolica, non un diritto minimo: nulla, per quanto lunga sia stata la convivenza, per quanti sacrifici siano stati fatti insieme. È una conseguenza diretta di come il codice civile disciplina la successione legittima, e proprio per questo il testamento non è, per una coppia convivente, un’opzione tra tante: è lo strumento che sostituisce quello che per i coniugi fa la legge in automatico.

Perché il convivente non eredita, se non c’è testamento?

Gli articoli 565 e seguenti del codice civile individuano, in mancanza di testamento, le categorie di persone chiamate a succedere: il coniuge, i figli, gli ascendenti, i fratelli e le sorelle, gli altri parenti fino al sesto grado, e infine, se non c’è nessuno di questi, lo Stato. Il convivente di fatto, per quanto la legge 76/2016 gli abbia riconosciuto altri diritti, non compare in questo elenco. La ragione storica è semplice: la successione legittima si fonda su vincoli di sangue e sul matrimonio, non sulla convivenza, che per sua natura può nascere e finire senza formalità. Il legislatore del 2016 ha scelto di non intervenire su questo punto, lasciando al testamento il compito di colmare il vuoto per chi lo desidera.

Che cosa può lasciare, in concreto, un testamento al convivente?

Qui entra in gioco la quota disponibile. Se il defunto ha figli, un coniuge (non ancora divorziato) o, in loro assenza, genitori ancora in vita, questi sono legittimari: hanno diritto per legge a una quota intangibile del patrimonio (la legittima), che varia a seconda di quanti e quali legittimari ci sono (artt. 536 e seguenti c.c.). Il testamento può disporre liberamente solo della parte restante, la quota disponibile: ad esempio, con un solo figlio, la quota disponibile è la metà del patrimonio; con due o più figli, un terzo; con il coniuge e un figlio, un quarto, e così via secondo le regole di calcolo del codice civile.

Se invece il defunto non ha né figli né coniuge né genitori viventi, non ci sono legittimari, e il testamento può disporre dell’intero patrimonio anche a favore del solo convivente. In ogni caso, un testamento che lede la quota di un legittimario non è nullo: resta valido, ma il legittimario leso può agire con l’azione di riduzione per far valere la propria quota, con le regole (oggi più chiare anche per i beni di provenienza donativa) della riforma degli artt. 561-563 c.c.

Imposta di successione: coniuge contro convivente di fatto Tabella con quattro categorie di eredi e le relative aliquote e franchigie: coniuge e parenti in linea retta 4% con franchigia di un milione, fratelli e sorelle 6% con franchigia di centomila euro, altri parenti fino al quarto grado 6% senza franchigia, convivente di fatto come altro soggetto 8% senza franchigia Imposta di successione: quanto cambia in base al legame Coniuge e parenti in linea retta franchigia 1.000.000 € 4% Fratelli e sorelle franchigia 100.000 € 6% Altri parenti fino al 4° grado nessuna franchigia 6% Convivente di fatto («altro soggetto») nessuna franchigia 8% · AI Claude
L’imposta di successione cambia radicalmente in base al legame con il defunto: il convivente è tassato come un estraneo.

Quanto costa, in imposte, ricevere un’eredità da convivente?

È il secondo punto che sorprende chi non lo sa: anche quando il testamento c’è, il convivente paga un’imposta di successione molto più alta di quella di un coniuge o di un figlio. L’articolo 2, commi 48 e 49, del decreto-legge 262/2006 (convertito in legge 286/2006) fissa aliquote e franchigie in base al grado di parentela: il 4% per coniuge e parenti in linea retta, con una franchigia di 1.000.000 di euro a testa; il 6% per fratelli e sorelle, con franchigia di 100.000 euro; il 6% senza franchigia per gli altri parenti fino al quarto grado. Il convivente di fatto, non rientrando in nessuna di queste categorie, viene tassato come “altro soggetto”: 8% sull’intero valore ricevuto, dal primo euro, senza alcuna franchigia.

Facciamo un esempio concreto: un appartamento di 300.000 euro lasciato dal convivente defunto, in assenza di legittimari, comporta un’imposta di successione di 24.000 euro. Lo stesso appartamento, lasciato a un coniuge, sarebbe interamente esente, restando sotto la franchigia di 1.000.000 di euro. È una differenza che vale la pena conoscere prima, non scoprire dopo, perché incide sulla pianificazione: a volte conviene valutare, insieme al testamento, anche altri strumenti, come una donazione in vita (di cui parliamo nell’articolo Donazioni tra conviventi e regali di valore), sapendo però che sulle donazioni si applica la stessa aliquota.

Meglio un testamento olografo o un testamento pubblico?

Entrambi sono validi, ma per una coppia convivente consigliamo quasi sempre il testamento pubblico, ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni. Il testamento olografo (scritto, datato e firmato interamente a mano) costa meno e si può fare da soli, ma va conservato con cura: se si perde, se qualcuno lo distrugge o lo nasconde, o se la sua autenticità viene contestata dai parenti del defunto — un’ipotesi non improbabile quando il beneficiario è un convivente e non un parente — il rischio che la volontà del defunto non venga rispettata è più alto. Il testamento pubblico, conservato dal notaio e poi depositato negli archivi notarili, riduce questi rischi ed è la scelta più solida quando la posta in gioco riguarda una casa o un patrimonio importante.

Cosa fa il notaio, in concreto

Se conviviamo da vent’anni, la lunga convivenza mi dà comunque diritto a qualcosa?

No: la durata della convivenza non crea, da sola, alcun diritto di successione legittima. Solo il testamento può farlo.

Posso lasciare tutto il mio patrimonio al convivente, se non ho figli né genitori viventi?

Sì: se non ci sono legittimari (figli, coniuge, e in loro assenza genitori), il testamento può disporre liberamente dell’intero patrimonio.

Il convivente ha diritto alla pensione che il defunto riceveva?

No, la pensione diretta si estingue con la morte del titolare; per la pensione di reversibilità, che è cosa diversa, il convivente di fatto non ha oggi diritto automatico.

Conviene di più una donazione in vita o un testamento?

Dipende dal caso: l’aliquota fiscale (8%, senza franchigia) è la stessa, ma la donazione produce effetti subito e può avere conseguenze pratiche (ad esempio sulla disponibilità del bene) che il testamento non ha, perché opera solo dopo la morte. Se ne parla in dettaglio con il notaio caso per caso.

Vuoi capire quanto lascerebbe la legge al tuo convivente oggi, e quanto costerebbe un testamento? Chiedi un preventivo scritto oppure prenota una consulenza online. Per organizzare tutta la successione, vedi anche Come preparare una successione.

Per i dubbi più comuni, vedi le Domande frequenti.

Fonti per verificare

Marco Fiorentino, notaio dal 2011 e a Napoli dal 2026 · verificato il 16 settembre 2026

© Studio Notarile Marco Fiorentino — Contenuto elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale e verificato dal notaio.


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Marco Fiorentino, notaio in Napoli, iscritto nel Ruolo dei Distretti Notarili Riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola. Partita IVA 00362508889. Scheda del Consiglio Nazionale del Notariato. Gli atti si firmano nello Studio a Napoli.

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