Pubblicato il 19 ottobre 2026Aggiornato il 24 ottobre 20263 minuti di lettura
Guida rapida su Successione con un bene dimenticato: come si rimedia: In questa pagina trova i riferimenti di legge, i documenti necessari e le tutele operative per «Capire prima di firmare». Per ricevere senza impegno un preventivo di massima scritto suddiviso nelle 3 voci ex art. 147 L. Notarile, può utilizzare il calcolatore rapido dello Studio.
In breve
- Se nella dichiarazione di successione manca un bene, si presenta una dichiarazione modificativa che lo aggiunge.
- Se il bene emerge dopo la scadenza dei 12 mesi, possono esserci sanzioni, che il ravvedimento riduce.
- Senza il bene in successione, gli eredi non possono venderlo con tranquillità: il notaio chiede le carte in ordine.
Succede più spesso di quanto si pensi
Un vecchio libretto postale. Un pezzo di terreno in un paese d’origine. Una quota di una casa ereditata dal nonno e mai volturata. Sono i beni che più spesso restano fuori dalla dichiarazione di successione.
Non sono persi. Gli eredi possono rimediare con una nuova dichiarazione, che si presenta all’Agenzia delle Entrate con le stesse modalità della prima.
Che cosa dice la legge
La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dall’apertura della successione, cioè di regola dalla morte. Lo stabilisce il testo unico sulle successioni (decreto legislativo 346 del 1990).
L’art. 28 dello stesso testo unico prevede anche una dichiarazione sostitutiva o integrativa. Serve quando, dopo la prima, cambia qualcosa che modifica la successione o le imposte. Nella pratica, per il bene dimenticato si presenta una dichiarazione modificativa, con i dati del bene mancante.
Le imposte e le sanzioni
Il bene aggiunto entra nel calcolo delle imposte. Per gli immobili si pagano le imposte ipotecaria e catastale e, se dovuta, l’imposta di successione sopra le franchigie.
Dal 2025 l’imposta di successione la calcolano gli eredi, con l’autoliquidazione. Se la nuova dichiarazione arriva dopo i 12 mesi, possono scattare sanzioni per il ritardo. Il ravvedimento operoso permette di ridurle, se si rimedia prima che arrivi un controllo.
Perché conviene farlo subito
Il problema vero arriva quando si vuole vendere. Per vendere un immobile ereditato il notaio controlla che la successione sia stata presentata e trascritta e che l’eredità sia stata accettata.
Se il bene manca, la vendita si blocca finché le carte non tornano in ordine. Con il catasto, inoltre, i dati sbagliati restano visibili a tutti fino alla voltura.
Un esempio
Alla morte di Mario, i figli Luca e Giovanna presentano la successione con la casa di Napoli e i conti in banca. Tre anni dopo scoprono un piccolo terreno nel Cilento, intestato al padre.
Presentano una dichiarazione modificativa con il terreno, pagano le imposte e le sanzioni ridotte con il ravvedimento, e fanno la voltura. Solo allora possono venderlo al vicino che lo aveva chiesto.
Che cosa preparare
- La copia della prima dichiarazione di successione e la ricevuta.
- La visura del bene dimenticato e l’atto da cui risulta che era del defunto.
- I dati di tutti gli eredi, come nella prima dichiarazione.
Domande frequenti
Ho dimenticato un bene nella successione: devo rifare tutto?
No. Si presenta una dichiarazione modificativa che aggiunge il bene mancante, con le imposte dovute su quel bene.
Ci sono sanzioni se il bene emerge dopo anni?
Possono esserci, per il ritardo. Il ravvedimento operoso permette di ridurle se si rimedia prima di un controllo dell’Agenzia delle Entrate.
Posso vendere il bene prima di sistemare la successione?
Di regola no. Il notaio deve verificare che il bene sia stato dichiarato in successione e che l’eredità sia stata accettata.
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Fonti per verificare
- D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, art. 28 (Normattiva)
- Agenzia delle Entrate, dichiarazione di successione
Nomi e dati degli esempi sono inventati. Informazione di carattere generale: non è un parere sul caso concreto.
Contenuto elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale e verificato dal notaio.
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