In breve
- L’art. 9, comma 2, del Testo Unico delle Successioni (D.Lgs. 346/1990) presume che nell’attivo ereditario ci siano sempre denaro, gioielli e mobilia per il 10% del valore netto dell’asse, anche se gli eredi dichiarano un valore minore o nulla.
- Si tratta di una presunzione relativa: si supera solo con un inventario analitico, redatto secondo le regole del codice di procedura civile (artt. 769 e seguenti), non con una semplice dichiarazione degli eredi.
- La Cassazione, con la sentenza n. 18254 del 4 luglio 2025, ha chiarito che la presunzione è una norma speciale: riguarda solo i beni facilmente occultabili, e non si applica, per esempio, a quote di fondi comuni, azioni o altri titoli, che hanno criteri di valutazione propri.
- Per chi fa la successione, capire questi confini può evitare di pagare un’imposta su un 10% che, per certi beni, semplicemente non è dovuto.
Quando prepariamo una dichiarazione di successione, quasi ogni famiglia ci fa la stessa domanda: “ma dobbiamo davvero dichiarare un 10% in più, anche se in casa non c’era niente di prezioso?”. La risposta, purtroppo, è spesso sì: la legge presume che in ogni eredità ci sia denaro, gioielli e mobilia per un decimo del valore dell’asse, proprio perché sono beni facili da nascondere al fisco. Ma non è una regola assoluta, e una sentenza recente della Cassazione aiuta a capire meglio dove si ferma.
Cosa dice esattamente l’art. 9, comma 2, del Testo Unico Successioni?
La norma, in vigore fin dal 1990 e derivata da una regola ancora più antica (il regio decreto 3270/1923), stabilisce che «si considerano compresi nell’attivo ereditario denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al dieci per cento del valore netto imponibile dell’asse ereditario anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore, salvo che da inventario analitico redatto a norma degli articoli 769 e seguenti del codice di procedura civile non ne risulti l’esistenza per un importo diverso». In pratica: se non fai un inventario giudiziale fatto bene, il 10% del valore netto dell’eredità (al netto dei debiti, non lordo) viene comunque tassato come se corrispondesse a denaro, gioielli e mobili di casa, che tu li abbia trovati o no.
Come si supera la presunzione? Basta una dichiarazione degli eredi?
No, ed è il punto su cui la Cassazione insiste da anni: l’unico modo per dichiarare un valore diverso (di solito minore) è un inventario analitico, cioè un vero inventario giudiziale nelle forme dell’art. 769 e seguenti del codice di procedura civile, redatto da un pubblico ufficiale (di regola il notaio) che si reca personalmente sul posto, ricerca i beni, li descrive e ne verbalizza il rinvenimento alla presenza degli interessati. Una lista scritta dagli eredi, per quanto onesta e dettagliata, non basta: la legge chiede la forma pubblica e la procedura specifica dell’inventario giudiziale, proprio perché solo così l’accertamento ha una “veste” di terzietà sufficiente a vincere la presunzione.
Cosa ha aggiunto la Cassazione con la sentenza n. 18254/2025?
La Corte ha ribadito che l’art. 9, comma 2, è una norma speciale, pensata solo per beni che, per loro natura, sono facilmente occultabili: contanti, gioielli, mobili di casa. Per questo, quando ha dovuto giudicare se la presunzione si applicasse anche a quote di un fondo di investimento mobiliare, la Cassazione ha risposto di no: fondi, azioni, obbligazioni e altre partecipazioni sono tracciabili (risultano da conti, depositi, comunicazioni della banca) e hanno già criteri di valutazione propri, fissati dall’art. 16, comma 1, lettera c), del Testo Unico Successioni. Non c’è quindi motivo di aggiungere anche per loro una presunzione pensata per beni facili da nascondere. La sentenza chiarisce inoltre che l’inventario, per superare la presunzione, deve rispettare davvero le forme di legge: gli accertamenti e le stime fatte dal pubblico ufficiale, con la partecipazione di tutti gli interessati e la verbalizzazione contestuale, sono vincolanti sia per l’amministrazione finanziaria sia per il contribuente, proprio perché nascono da un procedimento garantito, non da una semplice presa d’atto.
Conviene sempre fare l’inventario per abbattere il 10%?
Dipende dai casi. L’inventario giudiziale ha un costo e richiede tempo: ha senso soprattutto quando il valore netto dell’asse è alto (perché il 10% presunto pesa proporzionalmente) e quando gli eredi sanno con certezza che in casa non c’era nulla di valore paragonabile a quella cifra. In molte successioni di valore medio, grazie alle franchigie (un milione di euro per ogni figlio e per il coniuge), l’imposta di successione non è comunque dovuta, e allora la presunzione del 10% diventa irrilevante: se non c’è imposta da pagare, non c’è nemmeno una base imponibile da ridurre. Ne parliamo anche nell’articolo sulle franchigie di successione e donazione.
Cosa fa il notaio, in concreto
- Valuta, caso per caso, se conviene un inventario giudiziale per superare la presunzione del 10%, in base al valore dell’asse e alle franchigie applicabili.
- Se serve, redige l’inventario nelle forme dell’art. 769 e seguenti c.p.c., con la ricerca dei beni e il verbale alla presenza degli eredi.
- Individua quali beni dell’eredità rientrano davvero nella presunzione (denaro, gioielli, mobilia) e quali invece ne restano fuori, come titoli, fondi e partecipazioni.
- Prepara la dichiarazione di successione applicando correttamente i criteri di valutazione previsti dall’art. 16 del Testo Unico per ciascuna categoria di beni.
Per capire quali documenti servono per avviare una successione vedi la guida come preparare una successione, e per fare tutto senza spostarti da casa c’è anche la successione online.
Il 10% si calcola sul valore lordo o netto dell’eredità?
Sul valore netto imponibile, cioè dopo aver sottratto i debiti e le passività deducibili dall’attivo ereditario.
Una lista scritta dagli eredi può sostituire l’inventario giudiziale?
No: la Cassazione ribadisce che serve un inventario analitico redatto nelle forme dell’art. 769 e seguenti c.p.c., da un pubblico ufficiale, con le garanzie procedurali previste dalla legge.
La presunzione del 10% si applica anche ai conti correnti?
I saldi di conti correnti e depositi sono tracciabili dalla banca e vanno dichiarati per il loro valore effettivo; la presunzione del 10% riguarda denaro contante, gioielli e mobilia, cioè beni non facilmente documentabili.
Se l’eredità è sotto franchigia, conviene comunque fare l’inventario?
Nella maggior parte dei casi no: se l’imposta di successione non è dovuta per via della franchigia, la presunzione del 10% non genera un’imposta da pagare, e i costi dell’inventario non sono giustificati.
Devi preparare una dichiarazione di successione e hai dubbi sull’inventario? Chiedi un preventivo scritto oppure prenota una consulenza online.
Fonti per verificare
- Corte di Cassazione, sentenza n. 18254 del 4 luglio 2025 — cortedicassazione.it
- Decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Testo Unico Successioni), artt. 9 e 16 — normattiva.it
- Codice di procedura civile, artt. 769 e seguenti (inventario) — normattiva.it
- Consiglio Nazionale del Notariato, commento di Ernesto Fabiani sull’inventario di cui all’art. 9, comma 2, TUS — notariato.it (Consiglio Nazionale del Notariato)
- Agenzia delle Entrate, guida alla dichiarazione di successione — agenziaentrate.gov.it
© Studio Notarile Marco Fiorentino — Contenuto elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale e verificato dal notaio.
Scopri di più da Notaio Marco Fiorentino | Napoli
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.