Pubblicato il 9 ottobre 2026Aggiornato il 23 ottobre 20263 minuti di lettura
In breve. Dalla multiproprietà si esce in tre modi: con il recesso nei primi quattordici giorni, con la vendita, oppure con la cessione del diritto a chi lo accetta. Se chi ha venduto non le ha consegnato il modulo di recesso, il termine non è di quattordici giorni: è di un anno e quattordici giorni.
Che cosa si compra davvero
Con la multiproprietà non si compra un appartamento. Si compra il diritto di usare un alloggio per un periodo dell’anno, per più anni.
Quel diritto porta con sé le spese annuali di gestione. Sono quelle spese che, col passare del tempo, pesano più della vacanza.
Il recesso: la via più rapida
Il Codice del consumo dà al consumatore quattordici giorni per recedere. Non serve spiegare il motivo. Lo dice l’articolo 73.
I giorni si contano dalla firma del contratto, definitivo o preliminare. Se il contratto arriva dopo, si contano da quando lo si riceve.
Qui arriva la parte che quasi nessuno conosce. Se il venditore non le ha consegnato il modulo di recesso compilato, il termine si allunga a un anno e quattordici giorni. Se mancano certe informazioni obbligatorie, si allunga a tre mesi e quattordici giorni.
Quindi: prima di dare per persa la partita, vale la pena controllare che cosa le hanno consegnato il giorno della firma.
Il divieto di acconti
L’articolo 75 vieta qualunque pagamento prima della fine del periodo di recesso. Vieta anche le garanzie, i depositi e i riconoscimenti di debito.
Il divieto vale per i pagamenti al venditore e per quelli a un terzo. Se le hanno chiesto un acconto alla firma, quel pagamento non era dovuto.
Se il recesso non c’è più: le altre strade
- Vendere il diritto. Si può fare, ma il mercato di questi diritti è ristretto. Serve un acquirente vero, non una promessa di rivendita a pagamento.
- Cederlo a chi lo accetta. Anche a titolo gratuito. La cessione va fatta con un atto valido e trascritto, altrimenti le spese restano a lei.
- Verificare il contratto. A volte il diritto ha una durata finale già scritta, oppure clausole che permettono di uscire. Si legge il titolo, non il depliant.
Due trappole da evitare
La prima: le società che promettono di liberarla dalla multiproprietà chiedendo un anticipo. L’anticipo si paga, l’uscita spesso no.
La seconda: smettere di pagare le spese annuali sperando che il contratto muoia da solo. Non muore. Il debito cresce e può finire in un decreto ingiuntivo.
Che cosa portare al primo incontro
- Il contratto firmato e tutti gli allegati.
- Il modulo di recesso, se glielo hanno dato.
- Le ultime richieste di spese annuali.
- La data esatta della firma.
Con queste carte si capisce in poco tempo se la via del recesso è ancora aperta.
Da leggere anche
Le norme citate
- Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, articoli 69 e seguenti, 73 e 75.
Ha una multiproprietà e vuole capire se può uscirne? Ci scriva con il contratto alla mano: le diciamo in tempi brevi quali strade restano.
Contenuto elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale e verificato dal notaio.
Pagina dello Studio Notarile Marco Fiorentino, notaio a Napoli: notaio dal 2011, dal 2026 a Napoli; avvocato dal 2003.
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