Pubblicato il 30 settembre 2026Aggiornato il 23 ottobre 20266 minuti di lettura

Versione 2 del 03/10/2026

In breve. Quando si vende un vigneto in Irpinia, con il terreno passano le viti già piantate. Ma il valore del vigneto dipende anche dalla sua iscrizione nello schedario viticolo, che dà l’idoneità a produrre uve per le DOCG come Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo. Prima di firmare si controllano anche la prelazione agraria e gli eventuali contratti con le cantine.

Che cosa si compra davvero con un vigneto?

Si compra il terreno con le viti. Le viti fanno parte del fondo e passano insieme a lui.

Il valore però non dipende solo dalle piante. Conta se il vigneto è iscritto nello schedario viticolo e per quali denominazioni è idoneo. Un vigneto a Taurasi idoneo alla DOCG vale di più di un vigneto con le stesse viti ma senza quella idoneità.

Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo sono vini a DOCG, cioè a denominazione di origine controllata e garantita. Ognuno ha un disciplinare che fissa zona, vitigni e rese.

DOCG irpine — la fonte della Regione Campania

Regione Campania, Assessorato all’Agricoltura, comunicato del 4 novembre 2020 «Modifiche ai disciplinari dei vini DOCG Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo».

In sintesi: il Ministero ha approvato modifiche ai disciplinari di produzione delle tre DOCG irpine.

Comunicato della Regione Campania

Che cos’è lo schedario viticolo e perché conta?

Lo schedario viticolo è l’archivio pubblico dei vigneti. Lo prevede la legge 12 dicembre 2016, n. 238 (testo unico del vino).

Ogni vigneto per uva da vino deve essere iscritto. E ai vigneti iscritti si attribuisce l’idoneità a produrre uve per vini DOCG, DOC e IGT, in base ai dati tecnici del vigneto.

Chi compra deve quindi chiedere al venditore i dati dello schedario: superficie vitata, vitigni, anno di impianto, idoneità. Dopo l’atto, l’acquirente aggiorna il proprio fascicolo aziendale per risultare conduttore del vigneto.

Art. 8 del testo unico del vino — che cosa dice

LEGGE 12 dicembre 2016, n. 238, «Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino».

L’articolo 8, comma 2:

«Ogni unità vitata idonea alla produzione di uva da vino deve essere iscritta nello schedario viticolo.»

Il comma 5, in sintesi: ai vigneti iscritti è attribuita l’idoneità alla produzione di uve per vini DOCG, DOC e IGT, sulla base degli elementi tecnici delle unità vitate.

Articolo 8 su Normattiva

E le autorizzazioni per piantare nuove viti?

Per piantare un vigneto nuovo, o reimpiantarlo, serve un’autorizzazione. Il sistema è regolato dall’Unione europea, con il regolamento (UE) n. 1308/2013, articoli 62 e seguenti. L’autorizzazione vale tre anni dalla concessione.

Questo conta in due casi. Se il venditore ha un’autorizzazione non ancora usata, bisogna capire se e come può passare all’acquirente: le regole sono strette e vanno controllate con gli uffici della Regione. Se invece l’acquirente vuole espiantare e ripiantare, deve sapere che servirà un’autorizzazione al reimpianto.

Regolamento (UE) n. 1308/2013 — le autorizzazioni per gli impianti viticoli

REGOLAMENTO (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli.

In sintesi, articoli 62 e seguenti: l’impianto e il reimpianto di viti da vino richiedono un’autorizzazione, valida tre anni dalla concessione. La durata di tre anni è riportata nelle istruzioni della Regione Piemonte, determinazione dirigenziale n. 637 del 28 luglio 2021.

Regolamento n. 1308/2013 su EUR-Lex

Chi ha diritto di prelazione sul vigneto?

La prelazione agraria è il diritto di comprare per primi, allo stesso prezzo. La prevede l’art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590 (proprietà coltivatrice).

Spetta prima di tutto all’affittuario coltivatore diretto che coltiva il fondo da almeno due anni. Il termine originario era di quattro anni: lo ha ridotto a due l’art. 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817 (rifinanziamento proprietà coltivatrice).

La stessa legge del 1971 estende la prelazione al coltivatore diretto proprietario di un terreno confinante, se sul fondo in vendita non c’è un affittuario coltivatore.

Il venditore deve mandare con raccomandata il preliminare, con prezzo e nome dell’acquirente. Chi ha la prelazione ha 30 giorni per rispondere. Se la comunicazione manca, può riscattare il fondo entro un anno dalla trascrizione della vendita. Approfondisca nella guida su vendita del terreno, CDU e prelazione agraria.

Art. 8 legge n. 590 del 1965 e art. 7 legge n. 817 del 1971 — che cosa dicono

LEGGE 26 maggio 1965, n. 590, «Disposizioni per lo sviluppo della proprietà coltivatrice».

L’articolo 8, quarto comma, secondo periodo:

«Il coltivatore deve esercitare il suo diritto entro il termine di 30 giorni.»

LEGGE 14 agosto 1971, n. 817, articolo 7, in sintesi: riduce da quattro a due anni il periodo di coltivazione richiesto e riconosce la prelazione anche al coltivatore diretto proprietario di terreni confinanti.

Articolo 8 della legge n. 590 del 1965 su Normattiva

Articolo 7 della legge n. 817 del 1971 su Normattiva

Che cosa succede ai contratti con la cantina?

Molti vignaioli irpini conferiscono l’uva a una cantina sociale o la vendono a un’azienda con un contratto pluriennale.

Questi contratti non sono scritti nei registri immobiliari: chi compra non li vede da solo. Bisogna chiedere al venditore se esistono, quanto durano e se passano all’acquirente. L’adesione a una cooperativa, di solito, è personale e non passa con il terreno.

Nell’atto si scrive che cosa succede alla vendemmia in corso e ai contratti in essere.

Esempio

Alessandro vuole vendere ad Annamaria due ettari di vigneto nel comune di Taurasi per 90.000 euro.

Dallo schedario risulta che un ettaro e mezzo è idoneo alla DOCG. Il resto è un impianto recente, idoneo solo all’IGT. Il confinante è un coltivatore diretto: Alessandro gli notifica il preliminare e aspetta i 30 giorni. Nel frattempo si chiarisce che il contratto con la cantina scade con la vendemmia di quest’anno. Solo dopo si firma.

Cosa fare in pratica

  1. Chieda al venditore l’estratto dello schedario viticolo e il fascicolo aziendale.
  2. Verifichi per quali denominazioni è idonea ogni particella.
  3. Chieda in Comune il certificato di destinazione urbanistica e controlli se il terreno è gravato da uso civico.
  4. Se chi compra è coltivatore diretto o imprenditore agricolo, verifichi le agevolazioni fiscali per i terreni agricoli.
  5. Controlli se ci sono affittuari o confinanti coltivatori diretti e notifichi il preliminare.
  6. Si faccia mostrare i contratti con cantine e decida che cosa succede alla vendemmia.

Domande frequenti

Le viti passano con il terreno?

Sì, le viti fanno parte del fondo. Il loro valore dipende però dall’iscrizione nello schedario viticolo e dall’idoneità per le denominazioni.

Il confinante può comprare al posto mio?

Se è coltivatore diretto e sul fondo non c’è un affittuario coltivatore, la legge gli riconosce la prelazione. Ha 30 giorni dalla notifica del preliminare per esercitarla.

Il contratto con la cantina passa all’acquirente?

Dipende dal contratto. Va chiesto al venditore e regolato nell’atto. L’adesione a una cooperativa, di solito, resta personale.

Nomi, cifre e date sono inventati. Questo articolo informa in generale e non è un parere sul suo caso: per quello servono i documenti.

Pagina dello Studio Notarile Marco Fiorentino, notaio a Napoli: notaio dal 2011, dal 2026 a Napoli; avvocato dal 2003.


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