Pubblicato il 27 ottobre 20264 minuti di lettura
Molti sanno che si può fare testamento. Pochi sanno che nello stesso testamento si può anche indicare chi dovrà occuparsi di farlo rispettare. Questa persona si chiama esecutore testamentario, e in certe famiglie è la differenza fra una successione che si chiude in pace e una che finisce davanti al giudice.
Chi è, in parole semplici
L’esecutore testamentario è la persona che il testatore incarica di curare l’esecuzione delle sue ultime volontà. Non è un erede e non diventa proprietario di niente: è una specie di custode del testamento, che si assicura che quanto scritto venga davvero fatto.
La materia è negli articoli dal 700 al 712 del codice civile. Qualche punto fermo: la nomina può essere fatta solo nel testamento, si può nominare anche un sostituto, e la persona scelta deve essere capace di obbligarsi. Può essere un familiare, un amico di fiducia, un professionista, perfino uno degli eredi.
Nessuno è obbligato ad accettare
La nomina è una proposta, non un ordine. Chi è stato indicato può accettare o rifiutare, e l’accettazione si fa con una dichiarazione davanti al cancelliere del tribunale del luogo dove si è aperta la successione. Chi non vuole, non ha che da restare fermo: l’autorità giudiziaria può fissare un termine entro il quale decidersi, e il silenzio vale come rifiuto.
È un punto che consigliamo sempre di affrontare prima: parli con la persona che intende nominare. Trovarsi l’incarico addosso senza saperlo, in un momento già difficile, non aiuta nessuno.
Che cosa può fare, e che cosa no
- Amministra i beni dell’eredità per quanto serve a eseguire il testamento, con la diligenza di un buon padre di famiglia.
- Può essere immesso nel possesso dei beni, ma solo temporaneamente: la legge pone un limite di un anno dall’apertura della successione, che il giudice può prorogare per non più di un altro anno, e solo per necessità evidenti.
- Agisce in giudizio per le cause che riguardano l’eredità e l’esecuzione delle disposizioni.
- Può chiedere i sigilli e l’inventario dei beni.
- Può procedere alla divisione fra gli eredi, ma solo se il testatore lo ha espressamente previsto e sentendo gli interessati.
- Deve consegnare i beni agli eredi quando il suo compito finisce, e rendere il conto della gestione.
Quello che non può fare è altrettanto importante: non può cambiare le quote, non può decidere chi prende cosa se il testamento non glielo consente, non può disporre dei beni come fossero suoi. Il suo potere finisce dove comincia la volontà scritta nel testamento.
Viene pagato?
Di regola no: l’incarico è gratuito, salvo che sia il testatore a prevedere un compenso. Le spese sostenute per svolgerlo, invece, restano a carico dell’eredità. Se Lei vuole riconoscere qualcosa alla persona che si prenderà questo impegno, deve scriverlo nel testamento: è una delle cose che sistemiamo insieme quando lo prepariamo.
E se lavora male?
Gli eredi non sono senza difesa. Il tribunale può esonerare l’esecutore che non adempie ai suoi obblighi, che non ha le qualità necessarie o che ha tenuto comportamenti gravi. È una valvola di sicurezza che esiste proprio perché la scelta fatta anni prima può rivelarsi sbagliata.
Quando serve davvero
Nella successione di una famiglia tranquilla, con due figli d’accordo e una casa, l’esecutore è inutile. Serve quando c’è qualcosa che rischia di incepparsi:
- Eredi che non si parlano. Una figura terza, scelta dal defunto, può fare da argine alle liti.
- Eredi lontani o all’estero. Qualcuno sul posto che segua le pratiche evita mesi di rinvii.
- C’è un’azienda o uno studio da tenere in piedi nel tempo che serve a sistemare la successione.
- Ci sono lasciti a enti, associazioni o persone fragili che nessuno degli eredi ha interesse a eseguire.
- Il patrimonio è complicato: immobili in più comuni, quote societarie, conti all’estero.
Se sta pensando al testamento, questa è una delle domande che Le faremo. Trova il quadro generale nella guida su testamento pubblico o olografo custodito e nella pagina successioni, testamenti e donazioni a Napoli.
Come lo scriviamo in un testamento
Tre accortezze che fanno la differenza, e che curiamo sempre:
- Indicare con precisione cosa deve fare: un incarico generico lascia spazio alle discussioni, uno circoscritto funziona.
- Nominare un sostituto, perché la persona scelta potrebbe rifiutare, essere impedita o non esserci più.
- Dire se può procedere alla divisione e se ha diritto a un compenso: senza una frase espressa, non può e non lo ha.
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Fonti
- Codice civile, libro secondo, capo VII «Degli esecutori testamentari», articoli 700-712 — testo vigente su Normattiva.
- Consiglio Nazionale del Notariato — guide per i cittadini su testamento e successioni.
Questo articolo spiega le regole generali e non sostituisce l’esame del Suo caso.
Capire prima di firmare.
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