Pubblicato il 13 ottobre 2026Aggiornato il 23 ottobre 20264 minuti di lettura
In breve: dall’8 ottobre 2026 l’Italia ha il decreto che completa l’adeguamento delle regole nazionali al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (il cosiddetto AI Act). Il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179 individua le autorità che vigilano sull’uso dell’IA in Italia, fissa le sanzioni e introduce regole precise anche sull’uso dell’intelligenza artificiale nei rapporti di lavoro. Ecco che cosa prevede, in parole semplici, e perché può interessare anche chi si rivolge a uno studio professionale.
Che cosa è successo
Il decreto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 234, dell’8 ottobre 2026: 54 articoli, in vigore dal 23 ottobre 2026. Completa il recepimento italiano del Regolamento UE 2024/1689 (il Regolamento sull’intelligenza artificiale), dopo che la legge n. 132 del 2025 ne aveva già fissato i primi principi nel nostro ordinamento.
Chi vigila sull’intelligenza artificiale in Italia
- AgID è l’autorità di notifica per gli organismi che valutano la conformità dei sistemi di IA.
- ACN (l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale) vigila sul mercato dei sistemi di intelligenza artificiale, è il punto di contatto unico con l’Unione europea e gestisce il registro nazionale dei sistemi ad alto rischio nelle infrastrutture critiche.
- Banca d’Italia, Consob e Ivass vigilano sui sistemi ad alto rischio nei rispettivi settori, finanziario e assicurativo.
- Il Garante per la protezione dei dati personali vigila nei limiti previsti dal regolamento europeo.
Le sanzioni
L’articolo 23 del decreto fissa le sanzioni amministrative, salvo che il fatto costituisca reato:
- fino a 35 milioni di euro o al 7 per cento del fatturato mondiale per le pratiche vietate dal regolamento;
- fino a 15 milioni o al 3 per cento per la violazione degli obblighi di fornitori, importatori, distributori e di chi utilizza sistemi di IA (i cosiddetti deployer);
- fino a 7,5 milioni o all’1 per cento per informazioni inesatte o fuorvianti fornite alle autorità;
- fino a 1 milione o allo 0,5 per cento per la violazione di altri obblighi specifici (artt. 27 e 86 del regolamento).
Una norma che riguarda da vicino il lavoro
L’articolo 41 merita attenzione, anche da parte di chi gestisce un’impresa o uno studio professionale con dipendenti: le decisioni su assunzione, modifica o cessazione del rapporto di lavoro, i provvedimenti disciplinari e le valutazioni delle persone non possono basarsi solo su un trattamento automatizzato. La decisione finale deve sempre spettare a una persona fisica, con un potere effettivo e autonomo di intervenire; il consenso del lavoratore non basta a derogare a questa regola. Il lavoratore ha inoltre diritto a ottenere, tramite una persona, una motivazione comprensibile della decisione. Le decisioni prese in violazione di queste regole, compreso il licenziamento, sono nulle.
E per chi si rivolge a uno studio professionale, cosa cambia?
Il decreto non parla di notai né di pubblici ufficiali: non introduce regole specifiche per la nostra professione. Ma tocca da vicino il modo in cui gli studi professionali, compreso il nostro, potranno usare strumenti di intelligenza artificiale, per esempio per la verifica preliminare dei documenti, i controlli propedeutici all’atto o le risposte automatiche ai clienti. Qualunque strumento di questo tipo dovrà restare sotto il controllo e la responsabilità di una persona: l’intelligenza artificiale può aiutare, ma non decide al posto del professionista. È lo stesso principio, applicato qui fuori dal rapporto di lavoro dipendente, che lo Studio già segue da sempre: l’atto lo firma e ne risponde il notaio, mai uno strumento automatico.
L’articolo 26 del decreto istituisce anche lo Spazio italiano per l’intelligenza artificiale, pensato soprattutto per piccole e medie imprese e start-up: può interessare le imprese clienti dello Studio che sviluppano o sperimentano soluzioni di intelligenza artificiale.
Cosa fare in pratica
- Se la sua azienda usa o sta per usare sistemi di intelligenza artificiale per selezionare o valutare il personale, verifichi fin da ora che una persona mantenga sempre la decisione finale: dal 23 ottobre 2026 la violazione rende nulla la decisione.
- Se usa strumenti di intelligenza artificiale nel suo studio o nella sua impresa, tenga traccia di chi li supervisiona e come: è già oggi la prassi migliore, e lo sarà sempre di più con l’arrivo dei controlli.
- Per una valutazione specifica sul suo caso, si rivolga a un consulente del lavoro o a un legale specializzato in protezione dei dati: l’articolo 41 tocca materie giuslavoristiche che richiedono un esame individuale.
Domande frequenti
Il decreto si applica subito?
Entra in vigore il 23 ottobre 2026, salvo le norme che rinviano a decreti attuativi successivi, per esempio quelle sulla formazione dei docenti, da adottare entro novanta giorni dall’entrata in vigore.
Riguarda anche le piccole imprese?
Sì, in linea di principio: il decreto dedica però attenzione specifica a PMI e start-up attraverso lo Spazio italiano per l’intelligenza artificiale, pensato anche per accompagnarle nella sperimentazione.
Fonti
Vedi anche
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Il contenuto ha finalità informativa: non è un parere e non sostituisce l’esame del caso concreto.
Pagina dello Studio Notarile Marco Fiorentino, notaio a Napoli: notaio dal 2011, dal 2026 a Napoli; avvocato dal 2003.
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