Regalare la casa a un figlio, aiutarlo a comprarla, dividere in vita il patrimonio senza creare liti: come funziona la donazione, quanto costa nel 2026 grazie alle franchigie, perché servono i testimoni e cosa è cambiato con la riforma del 2025 sulla provenienza donativa.
Pubblicata il 21 maggio 2024 · Aggiornata il 13 settembre 2026 · Tempo di lettura: 11 minuti

- La donazione è un contratto: serve l’atto pubblico davanti al notaio con due testimoni, altrimenti è nulla (art. 782 c.c.). Fanno eccezione solo i regali di modico valore.
- Tra genitori e figli (e tra coniugi) si paga il 4% solo sulla parte che supera un milione di euro per ciascun beneficiario: nella maggior parte dei casi l’imposta di donazione è zero.
- Sugli immobili si aggiungono le imposte ipotecaria (2%) e catastale (1%), che diventano 200 euro ciascuna se chi riceve ha i requisiti prima casa.
- Dal 18 dicembre 2025 chi compra una casa che era stata donata non rischia più di doverla restituire: l’art. 44 della legge 182/2025 ha riscritto gli artt. 561 e 563 c.c.
- La donazione non cancella i diritti degli altri figli: alla morte del donante si tiene conto di quanto ricevuto (collazione e riduzione). Per l’azienda esiste il patto di famiglia.
Che cos’è una donazione e perché servono i testimoni?
La donazione è il contratto con cui una persona, per spirito di liberalità, arricchisce un’altra trasferendole un bene o assumendo un obbligo verso di lei (art. 769 c.c.). È un contratto, non un atto unilaterale: chi riceve deve accettare, nello stesso atto o in un atto successivo notificato al donante. La legge la circonda di formalità perché è irreversibile e perché chi dona si spoglia di qualcosa senza ricevere nulla in cambio: per questo richiede l’atto pubblico ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni (art. 782 c.c. e art. 48 della legge notarile), che non devono essere parenti né interessati all’atto.
La sola eccezione riguarda la donazione di modico valore di beni mobili (art. 783 c.c.): il regalo di compleanno, un gioiello, una somma proporzionata alle condizioni economiche del donante. Qui basta la consegna. Ma «modico» si misura sul patrimonio di chi dona: 20.000 euro possono esserlo per una persona molto ricca e non per un pensionato. Quando il valore è rilevante, serve il notaio, anche per il denaro.
Le clausole più usate
- Riserva di usufrutto: il genitore dona la nuda proprietà e continua ad abitare la casa o a incassarne l’affitto per tutta la vita; alla sua morte l’usufrutto si estingue senza altri atti né imposte di successione sulla casa. Le imposte si calcolano sul valore della nuda proprietà, che dipende dall’età del donante (come si calcola).
- Donazione modale (art. 793 c.c.): il donatario riceve il bene con un onere, per esempio assistere il donante o pagare una somma a un fratello.
- Riserva di disporre (art. 790 c.c.) e riversibilità (art. 791 c.c.): il donante può riservarsi di riprendere una parte dei beni, o prevedere che tornino a lui se il donatario muore prima.
- Dispensa dalla collazione: il donante dichiara che la donazione non dovrà essere conteggiata nella futura divisione tra i figli, nei limiti della quota disponibile.
Donazione diretta o indiretta: qual è la differenza?
Non tutte le liberalità passano da un atto di donazione. Quando un genitore paga il prezzo della casa che il figlio compra, o gli gira i soldi con un bonifico «per l’acquisto», siamo davanti a una donazione indiretta (art. 809 c.c.): l’effetto è lo stesso, ma lo strumento è un altro contratto. Il caso più frequente è proprio l’acquisto con provvista del genitore, che conviene far risultare nell’atto di compravendita con una dichiarazione apposita: così è chiaro che la casa è del figlio, che la somma è una liberalità e che ne dovranno tenere conto gli altri eredi.
Sul piano fiscale la donazione indiretta ha un vantaggio preciso: se è collegata a un atto di trasferimento immobiliare che sconta l’imposta di registro proporzionale o l’IVA, non paga l’imposta di donazione (art. 1, comma 4-bis, d.lgs. 346/1990). Il figlio paga le imposte dell’acquisto, e basta. Attenzione invece alle donazioni di denaro fatte senza alcuna traccia: se emergono in un accertamento fiscale e il contribuente le invoca per giustificare il patrimonio, vengono tassate con l’aliquota dell’8% sulla parte che supera la franchigia (art. 56-bis d.lgs. 346/1990).
Quanto si paga: imposte e franchigie nel 2026
L’imposta di donazione ha le stesse aliquote e franchigie dell’imposta di successione (art. 56 del d.lgs. 346/1990, come riscritto dal d.lgs. 139/2024; dal 1° gennaio 2026 le norme sono raccolte nel Testo unico dei tributi indiretti, d.lgs. 123/2025). Si applica sul valore dei beni donati e la franchigia vale per ciascun beneficiario.
| Chi riceve | Aliquota | Franchigia (per beneficiario) |
|---|---|---|
| Coniuge, parte dell’unione civile, figli, nipoti in linea retta, genitori | 4% | 1.000.000 € |
| Fratelli e sorelle | 6% | 100.000 € |
| Altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini collaterali fino al 3° grado | 6% | nessuna |
| Tutti gli altri (compresi conviventi di fatto) | 8% | nessuna |
| Persona con disabilità grave (legge 104/1992), qualunque sia il rapporto | aliquota del grado | 1.500.000 € |
La franchigia si consuma nel tempo: le donazioni precedenti tra le stesse persone si sommano (coacervo, art. 57 d.lgs. 346/1990), quindi un figlio che ha già ricevuto 800.000 euro ha ancora 200.000 euro di franchigia. Per gli immobili si aggiungono l’imposta ipotecaria del 2% e la catastale dell’1% sul valore catastale (rendita × 126, oppure × 115,5 con la prima casa), con un minimo di 200 euro ciascuna; se chi riceve ha i requisiti prima casa, diventano fisse, 200 euro l’una (art. 69, comma 3, legge 342/2000). Si pagano inoltre l’imposta di bollo (230 euro) e la tassa ipotecaria (90 euro).
Esempio: un genitore dona la casa al figlio
Appartamento al Vomero con rendita catastale 1.000 euro, donato dal padre al figlio che ne farà la prima casa. Valore catastale: 1.000 × 1,05 × 110 = 115.500 euro.
| Voce | Con prima casa | Senza prima casa |
|---|---|---|
| Imposta di donazione (4% oltre 1.000.000 €) | 0 € | 0 € |
| Imposta ipotecaria | 200 € | 2.520 € (2% di 126.000) |
| Imposta catastale | 200 € | 1.260 € (1% di 126.000) |
| Bollo e tassa ipotecaria | 320 € | 320 € |
| Totale allo Stato | 720 € | 4.100 € |
| Onorario del notaio, visure e IVA | voce a parte, nel preventivo scritto | |
Con l’utilità Imposte donazione immobile puoi rifare il conto con i tuoi dati. Le aliquote per successioni e donazioni sono spiegate anche in Imposte su donazioni e successioni e in Quanto costa una donazione.
Donare in vita cancella i diritti degli altri eredi?
No, ed è il punto che più spesso viene frainteso. Il donante è libero di donare tutto ciò che vuole, ma alla sua morte i legittimari (coniuge, figli, in mancanza di figli i genitori) hanno diritto a una quota del patrimonio calcolata sommando ciò che è rimasto e ciò che è stato donato in vita (art. 556 c.c.). Se le donazioni hanno intaccato quella quota, il legittimario leso può chiederne la riduzione entro dieci anni dall’apertura della successione. Inoltre i figli e il coniuge che hanno ricevuto donazioni devono conferirle nella divisione (collazione, art. 737 c.c.), salvo dispensa.
Questo non significa che donare sia sbagliato: significa che va fatto con consapevolezza, magari distribuendo i beni tra i figli in modo equilibrato, prevedendo conguagli o una dispensa dalla collazione entro la quota disponibile. In una consulenza si fa il conto delle quote prima di firmare. Le regole sulla legittima e le quote riservate a ciascuno sono nella guida alle successioni e ai testamenti.
Provenienza donativa: cosa è cambiato con la riforma del 2025?
Fino al 2025 chi comprava un immobile ricevuto in donazione correva un rischio noto: se entro vent’anni dalla trascrizione della donazione un legittimario del donante avesse ottenuto la riduzione, avrebbe potuto chiedere la restituzione dell’immobile anche a lui, terzo acquirente in buona fede (vecchio art. 563 c.c.), e l’immobile tornava libero dalle ipoteche iscritte dal donatario (vecchio art. 561 c.c.). Le banche, per lo stesso motivo, faticavano a concedere mutui su case di provenienza donativa, e si ricorreva a polizze assicurative, rinunce dei fratelli all’azione di restituzione, scioglimenti della donazione per mutuo dissenso o, semplicemente, all’attesa dei vent’anni.
L’art. 44 della legge 2 dicembre 2025, n. 182 (legge annuale sulle semplificazioni, in vigore dal 18 dicembre 2025) ha riscritto i due articoli. Nuovo art. 563: la riduzione della donazione non pregiudica i terzi ai quali il donatario ha alienato gli immobili donati, fermo l’obbligo del donatario di compensare in denaro i legittimari nei limiti necessari a integrare la quota riservata. Nuovo art. 561: i pesi e le ipoteche costituiti dal donatario restano efficaci anche se la donazione viene ridotta. In una frase, la tutela dei legittimari passa da reale a obbligatoria: il figlio escluso non perde il diritto alla sua quota, ma lo fa valere in denaro contro il fratello che ha ricevuto e venduto la casa, non contro chi l’ha comprata. Resta la regola generale dell’art. 2652 c.c.: se la domanda di riduzione era già trascritta prima dell’acquisto, il terzo la subisce, perché poteva conoscerla dai registri.
Il regime transitorio: per le successioni aperte prima del 18 dicembre 2025, le vecchie regole si applicavano solo se il legittimario aveva notificato e trascritto la domanda di riduzione o l’atto di opposizione entro il 18 giugno 2026. In pratica, oggi una casa donata si vende e si ipoteca come qualsiasi altra; il notaio continua a verificare nei registri l’assenza di domande e opposizioni trascritte e, per il donatario, resta la possibilità di essere chiamato a integrare in denaro la quota dei legittimari. Approfondimento: Provenienza donativa e riforma degli artt. 561-563 c.c..
L’azienda ai figli: quando conviene il patto di famiglia?
Per chi ha un’impresa o quote di società, la legge offre uno strumento più robusto della donazione: il patto di famiglia (artt. 768-bis e seguenti c.c.). L’imprenditore trasferisce l’azienda o le partecipazioni a uno o più discendenti, e nello stesso atto pubblico gli altri legittimari (il coniuge e gli altri figli) partecipano e vengono liquidati in denaro o in natura, oppure vi rinunciano. Ciò che viene assegnato con il patto non è soggetto a collazione né a riduzione: il passaggio generazionale è definitivo.
Anche il fisco lo favorisce: il trasferimento di aziende e di partecipazioni di controllo a coniuge e discendenti è esente dall’imposta di donazione se i beneficiari proseguono l’attività o mantengono il controllo per almeno cinque anni (art. 3, comma 4-ter, d.lgs. 346/1990). Ne parliamo in Il patto di famiglia e, per la struttura societaria, in Holding familiare e nella guida a società e aziende.
Si può revocare una donazione?
La donazione è definitiva, ma il codice prevede due casi di revocazione (artt. 800 e seguenti c.c.):
- per ingratitudine, quando il donatario ha commesso fatti gravi contro il donante (reati, ingiurie gravi, rifiuto degli alimenti dovuti): l’azione va proposta entro un anno da quando il donante ha avuto notizia del fatto;
- per sopravvenienza di figli, quando il donante che non aveva figli ne ha uno dopo la donazione: entro cinque anni dalla nascita.
Non si può revocare una donazione perché si è cambiato idea o perché i rapporti si sono raffreddati. Se si teme questo, si può prevedere in atto una condizione o un onere, oppure scegliere strumenti diversi (usufrutto, contratto di mantenimento, testamento). Le donazioni tra coniugi sono valide; quelle fatte in vista di un matrimonio si risolvono se il matrimonio non viene celebrato (art. 785 c.c.).
Quali documenti servono e cosa fa il notaio?
| Chi | Documenti |
|---|---|
| Donante | Documento d’identità e codice fiscale; estratto di matrimonio o stato libero; atto di provenienza dell’immobile; visura e planimetria catastale; titoli edilizi e APE (per gli immobili valgono le stesse regole della compravendita su conformità catastale e urbanistica); per le quote sociali, statuto e visura camerale. |
| Donatario | Documento d’identità e codice fiscale; dichiarazioni per la prima casa, se richiesta; per i minori, autorizzazione del giudice tutelare o, dal 2023, del notaio per l’accettazione (volontaria giurisdizione). |
| Testimoni | Due persone maggiorenni, non parenti delle parti né interessate: possono essere amici o li mette a disposizione lo Studio. |
I tempi sono brevi: raccolti i documenti e fatte le visure, l’atto si firma in una o due settimane. Dopo la firma il notaio registra l’atto, lo trascrive e presenta la voltura catastale; se il donante si è riservato l’usufrutto, alla sua morte basterà una voltura per consolidare la piena proprietà in capo al figlio. Le donazioni di quote di SRL vengono depositate al Registro delle imprese. L’elenco completo è nella pagina Documenti da portare in Studio.
Domande frequenti
Quanto costa donare una casa a un figlio? +
Se il valore resta entro la franchigia di un milione di euro, l’imposta di donazione è zero. Si pagano le imposte ipotecaria e catastale (2% e 1% del valore catastale, oppure 200 euro ciascuna con i requisiti prima casa), bollo, tassa ipotecaria e l’onorario del notaio indicato nel preventivo.
Posso donare soldi a mio figlio con un bonifico senza notaio? +
Per somme modeste rispetto al tuo patrimonio sì. Per somme rilevanti serve l’atto notarile, altrimenti la donazione è nulla e può essere contestata; se poi la somma serve per comprare casa, conviene farla risultare nell’atto di acquisto come donazione indiretta, che non paga imposta di donazione.
Chi riceve una casa in donazione può rivenderla subito? +
Sì. Dal 18 dicembre 2025 (art. 44 legge 182/2025) chi compra da un donatario non rischia più l’azione di restituzione dei legittimari, e le banche concedono il mutuo senza le cautele di un tempo.
La donazione va dichiarata nella successione? +
Le donazioni fatte in vita non si sommano più all’eredità per calcolare l’imposta di successione (il coacervo successorio è stato abolito dal d.lgs. 139/2024), ma contano per le franchigie delle donazioni successive e per il calcolo delle quote dei legittimari.
Posso donare la casa e continuare ad abitarci? +
Sì, con la riserva di usufrutto: doni la nuda proprietà e conservi il diritto di abitare o affittare l’immobile per tutta la vita. Le imposte si calcolano solo sul valore della nuda proprietà.
Perché servono i testimoni e chi possono essere? +
Lo impone la legge notarile per gli atti che comportano una liberalità. Devono essere due persone maggiorenni, capaci, che non siano parenti delle parti né interessate all’atto. Se non ne hai, li fornisce lo Studio.
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Studio Notarile Marco Fiorentino · Viale Antonio Gramsci 19, 80122 Napoli · tel. e WhatsApp +39 328 6151578 · segreteria@notaiofiorentinomarco.com- Codice civile, artt. 536-564 (legittimari e riduzione), 737 ss. (collazione), 768-bis ss. (patto di famiglia), 769-809 (donazione), 2652 (trascrizione delle domande giudiziali)
- Legge 89/1913 (legge notarile), art. 48 (testimoni)
- Legge 2 dicembre 2025, n. 182, art. 44 (riforma degli artt. 561 e 563 c.c., in vigore dal 18 dicembre 2025; regime transitorio con termine al 18 giugno 2026)
- D.lgs. 346/1990 (Testo unico imposta successioni e donazioni), artt. 1, 3, 56, 56-bis, 57, come modificati dal d.lgs. 139/2024; d.lgs. 123/2025 (Testo unico dei tributi indiretti, dal 1° gennaio 2026)
- Legge 342/2000, art. 69, comma 3 (imposte ipotecaria e catastale fisse per la prima casa in donazione e successione)
- Agenzia delle Entrate, schede «Imposta di successione e donazione: aliquote e franchigie»
- Consiglio Nazionale del Notariato, Guida per il cittadino «Donazioni» e Guida «Patti di famiglia»
Questa guida ha finalità informative e non sostituisce la consulenza sul caso concreto. Aliquote, franchigie e termini sono quelli in vigore alla data di aggiornamento indicata in alto.
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