Pubblicato il 24 settembre 2026 · Versione 1.0

In breve

Il patto di famiglia serve a passare l’azienda o le quote di società a uno o più figli mentre si è ancora in vita, mettendo d’accordo tutti subito, davanti al notaio. Fatto bene, chiude in anticipo la lite che altrimenti arriverebbe dopo.

Non è una donazione mascherata e non è un testamento. È un contratto con regole sue, scritte nel codice civile.

Che cos’è, con le parole della legge

È il contratto con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce le proprie quote, a uno o più discendenti: art. 768-bis del codice civile su Normattiva.

Va fatto per atto pubblico, a pena di nullità (art. 768-ter del codice civile). Qui non ci sono alternative: senza notaio non esiste.

La regola che fa la differenza: ci devono essere tutti

Al contratto devono partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se in quel momento si aprisse la successione. Chi riceve l’azienda o le quote deve liquidare gli altri, salvo che questi vi rinuncino in tutto o in parte; la liquidazione può avvenire anche in natura, se tutti sono d’accordo.
Fonte: art. 768-quater del codice civile su Normattiva.

È questo il punto che rende il patto utile, ed è anche quello che lo rende difficile. Se un figlio non c’è o non firma, il patto non si fa. Il lavoro vero, prima dell’atto, è mettere tutti nella stessa stanza con lo stesso quadro davanti.

Perché conviene, in tre righe

Dove ci si fa male

Un esempio con numeri inventati

Nomi e cifre sono inventati.

Renato ha una S.R.L. che vale, secondo la valutazione del commercialista, 600.000 euro. Ha la moglie Maria Luisa e due figli: Lucia, che lavora in azienda da dodici anni, e Alessandro, che fa tutt’altro.

Con il patto di famiglia Renato trasferisce le quote a Lucia. Al contratto partecipano anche Maria Luisa e Alessandro. Lucia liquida Alessandro con 150.000 euro e Maria Luisa con 100.000 euro; una parte viene pagata subito, il resto con un piano scritto nell’atto. Alessandro potrebbe anche rinunciare, del tutto o in parte: deve dirlo lì, davanti al notaio.

Il giorno dopo l’azienda ha un padrone solo e nessuno ha dubbi su che cosa gli spetta. È esattamente quello che il patto serve a ottenere.

In un colpo d’occhio

IMPRENDITOREazienda o quoteFIGLIO CHE CONTINUAriceve l’aziendaCONIUGE EALTRI FIGLIliquidati, o rinuncianoDevono esserci tutti, e tutti firmano lo stesso atto.

Cosa fare in pratica

Domande frequenti

Si può fare senza il consenso di un figlio?

No. Coniuge e legittimari devono partecipare al contratto. Senza di loro il patto non regge.

Un figlio può rinunciare alla liquidazione?

Sì, in tutto o in parte, e lo dichiara nell’atto. È una scelta che va fatta con consapevolezza, non di corsa.

Si può liquidare con una casa invece che con i soldi?

Sì: la legge permette che la liquidazione avvenga, in tutto o in parte, in natura, se i contraenti lo convengono.

Vale anche per una ditta individuale?

Il patto riguarda l’azienda e le partecipazioni societarie. Che cosa si può trasferire nel caso concreto si verifica sui documenti.

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Fonti

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Questo articolo dà informazioni generali e non è un parere sul caso concreto.


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