📅 Pubblicato il 14 settembre 2026🔄 Aggiornato il settembre 2026

In breve

  • Senza testamento decide la legge, non la famiglia: il codice civile assegna le quote a coniuge, figli, genitori e fratelli con un ordine preciso (artt. 565 e seguenti).
  • Il coniuge senza figli non eredita tutto: se ci sono genitori o fratelli del defunto, gli spettano due terzi e il resto va a loro.
  • Il convivente di fatto non eredita nulla. Nemmeno un euro, nemmeno dopo trent’anni insieme. Per lui il testamento non è un’opzione: è l’unico strumento.

Il 13 settembre si celebra la Giornata internazionale dei lasciti e, come ogni anno, il Consiglio Nazionale del Notariato torna sul tema del testamento: nel numero di CNN Notizie del 14 settembre 2026 il Consigliere nazionale Pietro Ciarletta lo riassume in una domanda che vale più di mille spiegazioni. Eccola, tradotta in napoletano da studio: se domani non ci fossi più, quello che prevede la legge corrisponderebbe a quello che vuoi tu?

Nove volte su dieci la risposta è «non lo so, perché non so cosa prevede la legge». Quindi partiamo da lì, con i numeri.

Chi eredita se non c’è testamento, e quanto?

Si chiama successione legittima: il codice civile individua i parenti più stretti e assegna a ciascuno una quota. In estrema sintesi, per i casi che capitano davvero:

Al coniuge, in ogni caso, si aggiungono il diritto di abitare la casa familiare e di usare i mobili che la arredano (art. 540, comma 2, c.c.): ne abbiamo parlato in un articolo dedicato, muore il coniuge, chi resta nella casa di famiglia. Alla parte dell’unione civile si applicano le stesse regole, per effetto della legge 20 maggio 2016, n. 76.

Le quote della successione legittima, cioè senza testamento Cinque situazioni tipiche con le relative quote. Coniuge e un figlio: metà ciascuno. Coniuge e due o più figli: un terzo al coniuge e due terzi ai figli. Coniuge senza figli con genitori o fratelli del defunto: due terzi al coniuge e un terzo a genitori e fratelli, con almeno un quarto ai genitori. Coniuge solo senza altri parenti: tutta l’eredità al coniuge. Convivente di fatto: nessuna quota, perché la legge non lo chiama alla successione. In fondo l’avvertenza che senza testamento decide la legge e non la famiglia. Senza testamento: chi prende cosa Le quote fissate dal codice civile, artt. 565 e seguenti Coniuge e un figlio art. 581 c.c. coniuge 1/2 figlio 1/2 Coniuge e due o più figli art. 581 c.c. coniuge 1/3 figli 2/3 in parti uguali Coniuge, niente figli, ci sono genitori o fratelli art. 582 c.c. — ai genitori almeno 1/4 coniuge 2/3 1/3 Coniuge solo, nessun altro parente art. 583 c.c. tutta l’eredità al coniuge Convivente di fatto la legge non lo chiama alla successione nessuna quota, serve il testamento Senza testamento decide la legge. Con il testamento decidi tu, nei limiti della legittima.
Le quote della successione legittima nelle situazioni più frequenti.

Quali sono i quattro casi in cui il testamento serve sul serio?

1. Coppia sposata senza figli. È il caso che sorprende di più. Se muore uno dei due e i genitori sono ancora vivi, oppure ci sono fratelli e sorelle, al coniuge spettano due terzi: l’altro terzo va ai parenti del defunto. Tradotto: la casa comprata insieme in trent’anni di matrimonio si ritrova comproprietaria una cognata. Con un testamento si può arrivare a lasciare al coniuge molto di più, perché la quota riservata ai genitori è un terzo del patrimonio e i fratelli non sono legittimari: a loro, con un testamento, si può non lasciare nulla.

2. Coppia di fatto. Il convivente non eredita: la legge 76/2016 gli riconosce il diritto di continuare ad abitare nella casa del defunto per un periodo limitato, e poco altro. Senza testamento, la casa dove vivete insieme passa ai parenti di chi muore. Qui il testamento è l’unico strumento, e va abbinato al contratto di convivenza: ne parliamo in convivenza di fatto e contratto di convivenza.

3. Famiglie ricostituite. Secondo matrimonio, figli del primo e figli del secondo: per la legge sono tutti figli, con quote identiche, e il coniuge attuale concorre con tutti loro. Se non si mette nero su bianco chi prende cosa, la divisione dell’appartamento diventa una trattativa fra persone che magari non si frequentano. Un testamento ben fatto, unito a un patto sulla casa, evita anni di silenzi.

4. Donazioni già fatte in vita. Se a un figlio hai già dato la casa e all’altro no, quella donazione non è dimenticata: al momento della successione rientra nel conto (si chiama collazione, art. 737 c.c.) e va confrontata con la quota di legittima. Chi vuole davvero sistemare le cose in vita deve farlo con un disegno unitario, e non con regali sparsi nel tempo: ne abbiamo scritto in donazioni ai figli, legittima e sistemazione fra i figli.

Fino a dove posso spingermi con il testamento?

Il testamento non è un foglio bianco: una parte del patrimonio è riservata ai legittimari, cioè coniuge, figli e, in mancanza di figli, i genitori. Il resto si chiama quota disponibile ed è quello di cui puoi disporre liberamente, anche a favore di un estraneo, di un amico o di un ente. Qualche riferimento pratico: con un figlio solo, metà è riservata a lui e metà è disponibile; con due o più figli, due terzi sono riservati a loro; se c’è anche il coniuge, i conti cambiano ancora (artt. 536-542 c.c.).

Nel dubbio si prova con i numeri: negli Strumenti notarili del sito ci sono due utilità dedicate, una che calcola chi eredita senza testamento e una che separa quota di legittima e quota disponibile. Servono a farsi un’idea prima di venire in studio, non a sostituire il conto preciso.

Sulla forma: il testamento olografo, scritto interamente a mano, datato e firmato, è valido e costa zero. Il rischio non è la validità: è che si perda, che qualcuno lo faccia sparire o che contenga disposizioni impossibili da eseguire. Il testamento pubblico, ricevuto dal notaio davanti a due testimoni, resta depositato e viene registrato nel Registro generale dei testamenti. Le differenze sono raccontate in testamento olografo, pubblico e segreto.

Un caso al Vomero: due coniugi, nessun figlio, una cognata

Rosa e Gennaro, sposati dal 1988, nessun figlio. Un appartamento al Vomero comprato insieme, intestato a metà, e i risparmi sul conto cointestato. Muore Gennaro, senza testamento. La madre di Gennaro è mancata anni fa, il padre no: ha novantadue anni e vive assistito dalla figlia, sorella di Gennaro.

Cosa succede: la metà dell’appartamento che era di Gennaro si divide fra Rosa, per due terzi, e il padre e la sorella per il terzo restante, con la regola che al padre non può toccare meno di un quarto. Rosa si ritrova proprietaria di una quota grande ma non di tutto, con due comproprietari che non abitano lì. Ha il diritto di abitazione, quindi nessuno la manda via; ma se un giorno volesse vendere per andare in una casa più piccola, deve trovare un accordo con il suocero, o con chi ne fa le veci, e con la cognata.

Un testamento di Gennaro sarebbe bastato a lasciare a Rosa tutto ciò che la legge consente, riservando al padre la sola quota di legittima. Costo di quel testamento, all’epoca: una mattinata e poche centinaia di euro. Costo della sua mancanza: una comproprietà fra parenti che si frequentano poco e una casa che, di fatto, non si può vendere senza una trattativa.

Cosa fa il notaio

Vuoi sapere cosa succederebbe oggi al tuo patrimonio, se non facessi nulla? Chiedi un preventivo oppure prenota una consulenza online: in un incontro facciamo il conto delle quote e vediamo se il testamento ti serve o no. Studio Notarile Marco Fiorentino, Viale Antonio Gramsci 19, Napoli · segreteria@notaiofiorentinomarco.com

Domande frequenti

Siamo sposati senza figli: mia moglie eredita tutto?

Solo se non ci sono genitori, fratelli, sorelle o loro discendenti del defunto. In quel caso sì, l’intera eredità va al coniuge (art. 583 c.c.). Se invece ci sono genitori o fratelli, al coniuge spettano due terzi e il terzo restante va a loro, con almeno un quarto riservato ai genitori (art. 582 c.c.). Con un testamento si può aumentare molto la parte del coniuge, perché i fratelli non sono legittimari.

Il mio compagno può ereditare senza che ci sposiamo?

Solo con il testamento. La convivenza di fatto, anche se registrata in Comune, non dà diritti successori: la legge 76/2016 riconosce al convivente superstite il diritto di restare nella casa per un periodo limitato, ma non una quota di eredità. Con il testamento si può lasciargli la quota disponibile, e si può abbinare un contratto di convivenza per regolare il resto.

Posso diseredare un figlio?

No, non del tutto: ai figli è riservata per legge una quota, e una disposizione che li escluda può essere impugnata con l’azione di riduzione. Si può però decidere come comporre quella quota, per esempio assegnando a uno la casa e all’altro liquidità o titoli, e si può disporre liberamente della quota disponibile. Le regole sulla legittima valgono anche per le donazioni fatte in vita.

Il testamento scritto a mano vale come quello dal notaio?

Vale, se è scritto interamente a mano dal testatore, datato e firmato. Cambiano i rischi: quello olografo può perdersi, essere contestato o contenere disposizioni ineseguibili. Il testamento pubblico è ricevuto dal notaio davanti a due testimoni, resta depositato e viene iscritto nel Registro generale dei testamenti, così alla morte si ritrova con una semplice ricerca.

Fonti per verificare

Approfondimenti sul sito: Lascito solidale · Documenti da portare in Studio · Strumenti notarili: legittima e quota disponibile · Domande frequenti · Glossario · Casi risolti.

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