📅 Pubblicato il 5 settembre 2026🔄 Aggiornato il 13 settembre 2026

In sintesi

  • Chi compra, ristruttura e rivende entro cinque anni paga la plusvalenza: 26% con l’imposta sostitutiva chiesta al notaio, oppure IRPEF ordinaria. Il costo di acquisto si aumenta delle spese documentate, lavori compresi (artt. 67 e 68 TUIR).
  • Se le operazioni sono ripetute e organizzate, il Fisco può considerarle attività d’impresa: IRPEF sul reddito d’impresa, IVA, contributi. Meglio deciderlo prima, magari con una società.
  • Per l’impresa i lavori di ristrutturazione hanno l’IVA al 10% e la rivendita entro cinque anni dalla fine dei lavori è soggetta a IVA (10%, 4% prima casa); chi compra non può usare il prezzo-valore.
  • Le vere trappole sono urbanistiche e catastali: abusi non sanabili, frazionamenti senza titolo, cambi d’uso, planimetrie non conformi, immobili con Superbonus (plusvalenza per dieci anni). Si scoprono prima del compromesso o si pagano dopo.

Il “flipping” – comprare una casa da sistemare, ristrutturarla e rivenderla in pochi mesi – è diventato popolare anche a Napoli, spinto dai programmi televisivi e da un mercato dove gli immobili vecchi del centro e delle zone collinari hanno margini interessanti. Il notaio vede queste operazioni due volte, all’acquisto e alla rivendita, e vede anche quelle che si incagliano. Questo articolo mette in fila le regole fiscali e, soprattutto, i controlli che decidono se l’affare esiste. Carnelutti scriveva che il compito del notaio è prevenire la lite: “tanto più notaio, tanto meno giudice” (La figura giuridica del notaro, 1950). Nel flipping vale il doppio, perché chi compra per rivendere paga due volte ogni errore.

Privato o impresa: la prima scelta

Il privato che rivende entro cinque anni un immobile comprato realizza un reddito diverso (art. 67, comma 1, lett. b, TUIR): la plusvalenza è la differenza tra prezzo di vendita e costo di acquisto aumentato delle spese inerenti, cioè imposte, notaio, agenzia e lavori documentati con fatture (art. 68). Nell’atto di vendita si può chiedere al notaio l’imposta sostitutiva del 26%, che il notaio versa per conto del venditore; altrimenti la plusvalenza si cumula con gli altri redditi in dichiarazione. Le regole di base, compreso il fatto che i cinque anni si contano fino al rogito e non fino al compromesso, sono nell’articolo su plusvalenza e cinque anni. Attenzione però: se le operazioni si ripetono (tre, quattro immobili in pochi anni, con organizzazione di mezzi e ristrutturazioni sistematiche), l’Agenzia delle Entrate può riqualificarle come attività d’impresa abituale, con IRPEF ordinaria sul reddito d’impresa, IVA sulle vendite e contributi. Chi vuole fare del flipping un mestiere fa bene a costituire una SRL o una ditta individuale dall’inizio: le regole sono più onerose sulla carta ma tutte deducibili e senza sorprese.

Le imposte dell’impresa che ristruttura e rivende

Le trappole urbanistiche e catastali

Il margine del flipping si fa comprando a basso prezzo immobili con problemi. Alcuni problemi si risolvono, altri no, e la differenza va capita prima del compromesso.

Un esempio con i numeri

Davide, privato, compra a gennaio un appartamento di 80 mq al Rione Sanità per 150.000 euro da un privato: con il prezzo-valore (valore catastale 78.000) paga 7.020 euro di registro e 100 euro di ipocatastali, più 2.600 euro di notaio e 4.500 euro di agenzia. Spende 62.000 euro di lavori (IVA al 10% inclusa), tutti fatturati, e 3.000 euro di pratiche tecniche, Docfa e APE. A marzo dell’anno dopo vende a 265.000 euro. Plusvalenza: 265.000 – (150.000 + 7.120 + 2.600 + 4.500 + 62.000 + 3.000) = 35.780 euro; con l’imposta sostitutiva del 26% chiesta nell’atto paga 9.303 euro e resta con un margine netto di circa 26.500 euro per quattordici mesi di lavoro e rischio. Se avesse pagato in nero 20.000 euro di lavori, la plusvalenza sarebbe salita a 55.780 euro e l’imposta a 14.503: il “risparmio” dell’IVA si sarebbe mangiato quasi tutto, senza contare i rischi. Se invece Davide facesse tre operazioni così in due anni, il Fisco potrebbe considerarlo imprenditore: allora, con una SRL, avrebbe pagato il 9% di registro senza prezzo-valore (13.500 euro) e venduto con IVA al 10%, ma avrebbe dedotto tutto e pagato il 24% di IRES sull’utile. Sono conti da fare con il commercialista prima del primo acquisto, non dopo il terzo.

Il metodo in cinque passi

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Fonti

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