Comprare casa comporta imposte diverse a seconda di chi vende e della destinazione dell’immobile. Vediamo i casi più comuni, seguendo la guida operativa dell’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 18/E del 2013).
Acquisto tra privati
Quando si acquista un’abitazione da un privato (o da un’impresa che vende senza IVA), si applica l’imposta di registro del 9% sul valore, con un minimo di 1.000 euro, più le imposte ipotecaria e catastale di 50 euro ciascuna.
Con le agevolazioni “prima casa”
Se ricorrono i requisiti “prima casa”, l’imposta di registro scende al 2% (sempre con minimo 1.000 euro) e le imposte ipotecaria e catastale restano di 50 euro ciascuna. Un risparmio consistente, che richiede però il rispetto di precise condizioni su residenza e possesso di altri immobili.
Acquisto da impresa con IVA
Se l’acquisto è soggetto a IVA (ad esempio da un’impresa costruttrice entro determinati termini), si pagano l’IVA (10% o 4% per la prima casa, 22% per gli immobili di lusso) e le imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa, per il principio di alternatività.
Il sistema del “prezzo-valore”
Per le abitazioni acquistate da privati, l’acquirente può chiedere in atto l’applicazione del prezzo-valore: le imposte proporzionali si calcolano così sul valore catastale (rendita rivalutata) anziché sul prezzo pagato, spesso molto più alto. È una tutela importante, che riduce le imposte e limita il potere di accertamento del Fisco sul valore.
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