📅 Pubblicato il 27 marzo 2025🔄 Versione 1.1 · aggiornato il 12 settembre 2026

Ogni atto notarile ha un costo fiscale, spesso più rilevante dell’onorario del notaio. Comprendere come funziona la tassazione degli atti aiuta a fare scelte consapevoli. In questo primo articolo partiamo dalle basi: l’imposta di registro. (I riferimenti seguono la guida operativa dell’Agenzia delle Entrate, Circolare n. 18/E del 2013.)

Che cos’è l’imposta di registro

È l’imposta dovuta per la registrazione degli atti presso l’Agenzia delle Entrate. Può essere applicata in misura fissa (un importo predeterminato, oggi generalmente 200 euro) oppure in misura proporzionale (una percentuale calcolata sul valore dell’operazione).

Il principio di alternatività IVA/registro

È una regola cardine: se un’operazione è soggetta a IVA, di norma l’imposta di registro si applica solo in misura fissa. Non si pagano cioè due imposte proporzionali sullo stesso affare. Questo spiega perché l’acquisto della stessa casa “da privato” o “da impresa con IVA” può avere costi fiscali molto diversi.

La base imponibile

Quando l’imposta è proporzionale, occorre stabilire su quale valore calcolarla. Di regola è il corrispettivo o il valore del bene, ma per alcune categorie (in particolare le abitazioni acquistate da privati) esistono regimi speciali di determinazione della base imponibile, di cui parleremo nel prossimo articolo.

Il notaio come sostituto d’imposta

Nella compravendita immobiliare è il notaio a liquidare e versare allo Stato le imposte dovute, dopo averle riscosse dalle parti. Chi acquista, quindi, versa al notaio anche la parte destinata all’Erario: un motivo in più per farsi spiegare in anticipo la composizione dei costi.

Vuoi un preventivo chiaro che distingua imposte e onorario? Prenota un appuntamento in Studio.

3 risposte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *