Aggiornato al 21 settembre 2026 · versione 1

In breve: l’età non è un ostacolo. Si può donare a ottantadue anni come a quaranta, perché la legge guarda alla capacità di intendere e di volere nel momento in cui si firma, non alla data di nascita. La donazione si fa con atto pubblico davanti a due testimoni: senza questa forma è nulla (art. 782 del codice civile, art. 48 della legge notarile). Prima di riceverla il notaio verifica che chi dona capisca l’atto, lo voglia liberamente e sappia che cosa gli resta dopo. Se uno di questi punti non regge, l’atto non si fa.

Prima di ricevere una donazione il notaio verifica1Che chi dona capisca l’atto e lo voglia2Che la scelta sia libera, senza pressioni3Che cosa resta a chi dona: casa, redditi, cure4Chi sono gli altri eredi e che cosa spetta loro

Che cosa verifica il notaio, in concreto

Il notaio non certifica lo stato di salute di nessuno e non rilascia diagnosi. Fa una cosa diversa e più circoscritta: accerta che, in quel momento, la persona capisca il significato dell’atto e lo voglia. È il compito che la legge notarile gli assegna quando dice che il notaio indaga la volontà delle parti (art. 47 della legge notarile).

Perché a volte il notaio dice di no

Capita, e non è un giudizio sulla persona. Le ragioni più frequenti sono tre.

  1. Il dubbio sulla capacità resta dopo il colloquio. Una donazione ricevuta da chi non era in grado di intendere e di volere è annullabile su richiesta del donante, dei suoi eredi o aventi causa, e l’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui la donazione è stata fatta (art. 775 del codice civile). Firmare lo stesso significa costruire un atto fragile.
  2. La volontà non sembra libera. Se chi dona risponde guardando un’altra persona, o ripete parole che non sono sue, l’atto si rinvia. Non si tratta di accusare nessuno: si tratta di non mettere una firma su una volontà che non è quella del donante.
  3. Chi dona resterebbe senza nulla. Donare la sola casa in cui si vive, senza riservarsi l’usufrutto e senza altri redditi, è una scelta che va almeno discussa fino in fondo. Il notaio deve spiegarne le conseguenze, e spesso la soluzione è un’altra.

Le cautele che si possono scrivere nell’atto

Se il punto vero è l’assistenza quotidiana e non il passaggio del bene, la donazione non è sempre lo strumento giusto: vale la pena leggere le differenze fra chi assiste un genitore anziano e come riconoscerglielo.

Gli altri figli: legittima, collazione e la riforma del 2025

Donare a un figlio non toglie diritti agli altri. Alla morte del donante la donazione viene messa in conto nella divisione fra i figli (la collazione, art. 737 del codice civile) e, se la quota riservata per legge a un figlio risulta intaccata, quel figlio può agire in riduzione.

Su un punto le cose sono cambiate da poco. La legge 2 dicembre 2025, n. 182, in vigore dal 18 dicembre 2025, ha riscritto gli articoli 561 e 563 del codice civile: chi compra in buona fede un immobile da chi lo aveva ricevuto in donazione non rischia più di vederselo togliere dai legittimari, che ottengono invece dal donatario una somma di denaro. I diritti dei legittimari restano, cambia il modo in cui si realizzano. Ne abbiamo scritto per esteso qui: comprare una casa arrivata per donazione dopo la legge 182 del 2025.

Le imposte, in sintesi

Per le donazioni valgono le stesse aliquote e franchigie dell’imposta di successione. Fra genitori e figli l’imposta si paga solo sulla parte che supera 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario, con aliquota del 4 per cento. Se chi riceve è una persona con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104 del 1992, la franchigia sale a 1.500.000 euro. Sugli immobili si pagano anche l’imposta ipotecaria e quella catastale, che dipendono dal tipo di immobile e dalle agevolazioni applicabili: gli importi esatti si mettono nero su bianco nel preventivo. Il quadro completo è in quanto costa davvero una donazione.

Un esempio, con numeri inventati

Esempio di fantasia: nomi, importi e date sono inventati e servono solo a far capire il meccanismo.

Annamaria ha ottantadue anni e un appartamento del valore, per ipotesi, di 180.000 euro. Vuole donarlo al figlio Domenico, che vive con lei. Ha altri due figli, Lucia e Renato.

Cosa fare in pratica

Domande frequenti

C’è un’età oltre la quale non si può più donare?
No. La legge non fissa alcun limite di età. Conta la capacità di intendere e di volere nel momento della firma.

Serve il consenso degli altri figli?
No, la donazione è valida senza di esso. I loro diritti si fanno valere, se del caso, dopo l’apertura della successione.

Il notaio può chiedere un certificato medico?
Il notaio accerta da sé la capacità nel momento dell’atto. Un certificato recente non lo sostituisce, ma può essere un elemento utile quando la situazione è delicata.

Chi dona può continuare a vivere nella casa?
Sì, se nell’atto si riserva l’usufrutto o il diritto di abitazione.

Fonti

Vedi anche: il notaio per la donazione a Napoli, il confronto fra donazione, vendita e testamento e il Glossario dello Studio.


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Il presente articolo ha finalità informativa. Non costituisce un parere e non sostituisce l’esame del caso concreto.


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