Aggiornato al 19/09/2026 – versione 1
In breve: l’atto di notorietà è una dichiarazione fatta davanti a un pubblico ufficiale, di solito un notaio o il cancelliere del tribunale, da due testimoni che confermano fatti conosciuti, ad esempio chi sono gli eredi di una persona. La banca lo chiede spesso per sbloccare conti e titoli di un defunto, perché non è obbligata ad accettare la semplice dichiarazione sostitutiva.
Che cos’è l’atto di notorietà
Il Ministero della Giustizia lo descrive come la dichiarazione fatta dinanzi a un pubblico ufficiale e sotto giuramento da persone che attestano fatti di cui sono a conoscenza e che sono pubblicamente conosciuti (scheda del Ministero della Giustizia). Lo possono ricevere il cancelliere del tribunale o del giudice di pace e il notaio.
Servono due testimoni maggiorenni, capaci e senza interesse all’atto: persone che conoscono bene la famiglia o i fatti, ma che non ne traggono vantaggio. Nella prassi si evitano gli eredi e i loro parenti stretti. Chi chiede l’atto porta i documenti; i testimoni dichiarano, il pubblico ufficiale verbalizza e tutti firmano.
Quando lo chiedono banche e uffici
- Successioni: per pagare agli eredi il saldo di un conto, liquidare titoli e fondi, chiudere una cassetta di sicurezza. L’atto indica la data della morte, se c’è o no un testamento, chi sono gli eredi e in che rapporto erano con il defunto.
- Identità di persona: quando la stessa persona compare con nomi diversi nei documenti, ad esempio «Maria Carmela» nel certificato di nascita e «Carmela» nel libretto di risparmio, oppure con un cognome scritto male. I testimoni confermano che si tratta della stessa persona.
- Altri fatti ai quali la legge collega effetti giuridici, quando chi li deve dimostrare non ha un certificato che li provi.
La differenza con la dichiarazione sostitutiva
La dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà la firma direttamente l’interessato, senza testimoni: riguarda stati, qualità personali o fatti che sono a sua diretta conoscenza (art. 47 D.P.R. 445/2000). Vale nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i gestori di pubblici servizi; con i privati vale solo se questi la accettano (art. 2 D.P.R. 445/2000).
È qui la ragione per cui molte banche, che sono soggetti privati, per le successioni chiedono l’atto di notorietà e non si accontentano della dichiarazione sostitutiva: ogni banca ha le sue regole interne, spesso legate all’importo e alla complessità della successione. Prima di muoversi conviene chiedere per iscritto alla banca quale documento vuole.
E il certificato successorio europeo?
È un’altra cosa. Serve quando la successione ha a che fare con più Stati dell’Unione europea, ad esempio un erede che deve incassare un conto in Germania: lo prevede il Regolamento UE n. 650/2012 e in Italia lo rilascia il notaio, come stabilito dalla legge 30 ottobre 2014, n. 161 (scheda del Ministero della Giustizia). Per una successione tutta italiana, con una banca italiana, di solito basta l’atto di notorietà.
Ricorda che nessuno di questi documenti sostituisce la dichiarazione di successione da presentare all’Agenzia delle Entrate: sono passaggi diversi, che spesso vanno fatti tutti.
Un esempio
Caso inventato. La signora Anna, che viveva a Lecce, muore senza testamento. Lascia tre figli e un conto con 60.000 euro in una banca di Napoli, dove aveva lavorato da giovane. La banca chiede agli eredi un atto di notorietà che dica chi sono gli eredi e che non esiste testamento.
I figli possono rivolgersi a un notaio di Lecce o alla cancelleria del tribunale, portando due testimoni: ad esempio una vicina di casa e un’amica di famiglia, che conoscevano bene la signora e non ereditano nulla. Le regole valgono in tutta Italia. Se uno dei figli vive a Napoli, può venire con i testimoni allo Studio, in Viale Gramsci: il notaio verifica i documenti, riceve le dichiarazioni e consegna l’atto da portare in banca, che potrà così dividere il saldo tra i tre figli, 20.000 euro ciascuno.
Cosa fare in pratica
- Chiedi alla banca, per iscritto, quale documento vuole: dichiarazione sostitutiva, atto di notorietà o altro.
- Procura il certificato di morte e i documenti che mostrano i rapporti di parentela; se c’è un testamento, la copia del verbale di pubblicazione.
- Individua due testimoni maggiorenni che conoscevano bene il defunto e non hanno interesse nella successione.
- Fissa l’appuntamento dal notaio o in cancelleria, con i documenti d’identità di chi chiede l’atto e dei testimoni.
- Porta l’atto alla banca e, a parte, presenta la dichiarazione di successione.
Domande frequenti
Quanti testimoni servono per l’atto di notorietà?
Due, maggiorenni, capaci e senza interesse all’atto. Nella prassi non devono essere eredi né loro parenti stretti.
La banca può rifiutare la dichiarazione sostitutiva?
Sì. La dichiarazione sostitutiva vale verso gli uffici pubblici e i gestori di pubblici servizi; i privati, come le banche, possono accettarla ma non sono obbligati.
Chi può fare l’atto di notorietà?
Il notaio oppure il cancelliere del tribunale o del giudice di pace.
L’atto di notorietà sostituisce la dichiarazione di successione?
No. L’atto di notorietà prova chi sono gli eredi; la dichiarazione di successione è un adempimento fiscale verso l’Agenzia delle Entrate, che va fatto a parte.
Fonti
- Ministero della Giustizia, Atto di notorietà
- Art. 47 D.P.R. 445/2000, dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà (Normattiva)
- Art. 2 D.P.R. 445/2000, ambito di applicazione (Normattiva)
- Ministero della Giustizia, Certificati per la successione
- Regolamento UE n. 650/2012 (EUR-Lex)
Vedi anche: i documenti che chiede la banca per il conto di un defunto, chi eredita senza testamento, un caso di eredi che vivono all’estero e il Glossario dello Studio.
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Il presente articolo ha finalità informativa. Non costituisce un parere e non sostituisce l’esame del caso concreto.
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