Caso tipo, nomi di fantasia: il caso è ricostruito per spiegare le regole, non riguarda persone reali. È informazione generale, non un parere.
In breve: con il patto di famiglia l’imprenditore trasferisce l’azienda al figlio che la porterà avanti, mentre gli altri figli ricevono subito la loro parte in denaro o in beni. Tutti firmano, e da quel momento l’azienda non torna più in discussione nella successione.
La situazione
Vincenzo, 68 anni, ha un’impresa individuale di lavorazione e confezionamento di ortaggi alla periferia di Barletta: un capannone di 1.200 metri quadrati, un terreno agricolo di quattro ettari coltivato a carciofi, i macchinari e dieci dipendenti. Ha tre figli. Andrea lavora con lui da quindici anni; Giulia è medico a Bologna; Stefano insegna a Bari. Vincenzo vuole che l’impresa vada ad Andrea, ma teme che, alla sua morte, gli altri due possano contestare il passaggio chiedendo la loro quota di legittima.
La famiglia ha chiesto allo Studio un primo chiarimento con una Consulenza online. L’atto si è poi firmato nello Studio a Napoli: il limite riguarda il luogo in cui l’atto viene ricevuto, non il luogo in cui si trovano l’azienda e i suoi immobili.
Il problema
Una semplice donazione ad Andrea avrebbe lasciato aperta la porta a un’azione di riduzione da parte dei fratelli, magari vent’anni dopo, quando l’impresa sarà cresciuta grazie al lavoro di Andrea. Un rischio che pesa anche sulle banche e sui fornitori.
La soluzione: il patto di famiglia
Il patto di famiglia (artt. 768-bis e seguenti c.c.) permette all’imprenditore di trasferire l’azienda a uno o più discendenti. Le regole essenziali:
- si fa con atto pubblico, a pena di nullità (art. 768-ter c.c.);
- devono partecipare il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se la successione si aprisse in quel momento;
- chi riceve l’azienda liquida gli altri con una somma pari alla loro quota di legittima calcolata sul valore dell’azienda, salvo che vi rinuncino (art. 768-quater c.c.);
- quanto ricevuto non è soggetto a collazione né a riduzione.
I passaggi
- Perimetro dell’azienda. Il commercialista ha elencato che cosa ne fa parte: capannone, terreno, macchinari, contratti, dipendenti, debiti. La casa di abitazione di Vincenzo è rimasta fuori.
- Stima. Una perizia ha valutato l’azienda 1.500.000 euro. Sposato con Rosa, Vincenzo ha quattro legittimari: moglie e tre figli.
- Liquidazioni. Con coniuge e tre figli la legittima complessiva è di tre quarti, un quarto al coniuge e metà da dividere fra i figli (art. 542 c.c.). Rosa ha rinunciato alla liquidazione; Giulia e Stefano hanno ricevuto ciascuno 250.000 euro, pagati da Andrea in parte subito e in parte a rate garantite.
- Controlli sugli immobili. Titoli edilizi del capannone, certificato di destinazione urbanistica per il terreno, conformità catastale.
- Firma. Tutti presenti nello Studio a Napoli; Giulia, che vive a Bologna, ha rilasciato una procura speciale.
- Dopo l’atto. Trascrizione, deposito al Registro delle imprese, comunicazioni ai dipendenti e alle banche.
Le imposte
Il trasferimento di aziende ai discendenti con patto di famiglia è esente dall’imposta di successione e donazione, se chi riceve prosegue l’attività per almeno cinque anni e lo dichiara nell’atto (art. 3, comma 4-ter, D.Lgs. 346/1990). Se l’impegno non viene rispettato, l’imposta è dovuta con sanzioni. Le liquidazioni ai fratelli sono tassate secondo le regole indicate dall’Agenzia delle Entrate: il conto preciso è stato fatto dal notaio e dal commercialista prima della firma.
Le imposte, in breve
- Azienda ad Andrea (1.500.000 euro): nessuna imposta di donazione, con l’impegno a proseguire l’attività per cinque anni.
- Capannone e terreno: ipotecaria e catastale in misura fissa, 200 + 200 euro, perché il trasferimento è esente.
- Liquidazioni a Giulia e Stefano (250.000 euro ciascuno): secondo la Corte di Cassazione si tassano come una donazione del padre, con aliquota del 4% e franchigia di 1.000.000 di euro per figlio: qui zero. Con l’impostazione precedente (donazione tra fratelli: 6% oltre 100.000 euro) sarebbero 9.000 euro ciascuno. Si verifica prima della firma.
- Se Andrea cede l’azienda o chiude prima di cinque anni: perde l’esenzione e paga imposta, sanzioni e interessi.
- Fonte ufficiale: Agenzia delle Entrate, scheda aliquote e franchigie (le stesse valgono per le donazioni).
Le imposte dipendono dal caso concreto: nel preventivo scritto le trovi voce per voce.
Dove si firma: il notaio e il territorio
Il notaio esercita nel distretto della sua sede e può tenere un ufficio secondario dove il Consiglio Notarile lo autorizza (art. 26 e art. 27 della legge 16 febbraio 1913 n. 89). Il limite riguarda il luogo in cui l’atto viene ricevuto, non il luogo in cui si trovano i beni.
Per lo Studio questo significa che, firmando a Napoli, si possono stipulare atti su immobili, aziende, quote di società ed eredità che si trovano in qualsiasi parte d’Italia. Chi vive fuori dalla Campania viene a Napoli per la firma, oppure rilascia una procura speciale: l’atto è valido allo stesso modo.
Dopo la firma il notaio cura gli adempimenti dove la legge li colloca: registrazione, trascrizione nei registri immobiliari e voltura catastale presso gli uffici competenti per il luogo dell’immobile, iscrizione al Registro delle imprese della camera di commercio competente, comunicazioni ai Comuni. Di questo si occupa lo Studio.
Nel nostro esempio il patto di famiglia sull’impresa di Barletta si può quindi firmare nello Studio a Napoli: chi vive lontano rilascia una procura speciale.
Cosa fare in pratica
- Decidi per tempo chi continuerà l’impresa e parlane con tutta la famiglia.
- Fai stimare l’azienda da un professionista: le liquidazioni dipendono da quel valore.
- Verifica che capannone e terreni siano in regola prima dell’atto.
- Pianifica come chi riceve l’azienda pagherà gli altri, anche a rate.
Domande frequenti
Si può fare anche per quote di società?
Sì, il patto può riguardare anche partecipazioni societarie.
E se nasce un altro legittimario dopo il patto?
Può chiedere la sua liquidazione con gli interessi (art. 768-sexies c.c.).
Un figlio può rifiutarsi di firmare?
Il patto richiede la partecipazione di tutti i legittimari: senza accordo in famiglia non si fa.
Fonti
- Codice civile, artt. 768-bis – 768-octies e 542 (Normattiva)
- D.Lgs. 31 ottobre 1990 n. 346, art. 3 (Normattiva)
- Agenzia delle Entrate
- Legge 16 febbraio 1913 n. 89, art. 27 (Normattiva)
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