Aggiornato al 22 settembre 2026 – versione 1

In breve: finché l’eredità non è divisa, i beni restano di tutti gli eredi insieme e nessuno può decidere da solo. Ogni coerede può chiedere la divisione quando vuole, senza dover spiegare il perché: lo dice l’art. 713 del codice civile. Se tutti sono d’accordo si fa un atto davanti al notaio in poche settimane; se anche uno solo dice di no, si va in tribunale e i tempi diventano anni.

Che cos’è la comunione ereditaria

Quando muore una persona e gli eredi sono più di uno, i beni non si spartiscono da soli. Entrano in comunione ereditaria: ciascun erede è titolare di una quota sull’intero patrimonio, non di una stanza, di un piano o di un box in particolare. Tre fratelli eredi in parti uguali non hanno «un terzo di appartamento ciascuno»: hanno un terzo indiviso di tutto.

È una situazione che funziona finché va tutto bene, e che diventa pesante appena uno degli eredi ha bisogno di soldi, vuole vendere, si trasferisce o litiga con gli altri. Per vendere l’appartamento servono tutte le firme. Per affittarlo a lungo termine pure. Per rifare il tetto si decide a maggioranza, ma poi i soldi li deve mettere ciascuno.

Prima: comunioneCiascun erede ha una quotasu tutti i beni insieme.Per vendere servono tutte le firme.Dopo: divisioneCiascuno ha beni propri,con eventuale conguaglio in denaro.Ognuno decide da solo.

Nessuno è obbligato a restare in comunione

È il punto che rassicura di più chi arriva in Studio convinto di essere in trappola: i coeredi possono sempre domandare la divisione. Non serve il permesso degli altri, non serve un motivo, non c’è un tempo minimo da aspettare. Lo prevede l’art. 713 del codice civile.

Le uniche eccezioni sono due, e le decide il defunto nel testamento: può rinviare la divisione fino a un anno dopo la maggiore età dell’ultimo figlio nato, oppure per un periodo non superiore a cinque anni dalla sua morte. In entrambi i casi, se ci sono gravi circostanze, il giudice può comunque autorizzare la divisione subito.

C’è poi un principio che pesa nelle trattative di famiglia: per l’art. 718 del codice civile ciascun coerede può chiedere la sua parte in natura, cioè in beni, non in denaro. Nessuno può essere liquidato con un assegno contro la sua volontà, salvo i casi previsti dalla legge — primo fra tutti quello dell’immobile che non si può comodamente dividere, di cui parliamo in un altro articolo di questa serie. Per preparare l’incontro con il Notaio è utile intanto vedere che cosa portare in Studio.

Due strade: il notaio o il tribunale

Divisione amichevole (contrattuale). Tutti i condividenti sono d’accordo su chi prende che cosa e firmano un unico atto davanti al notaio. Se ci sono immobili l’atto è pubblico o autenticato e si trascrive nei registri immobiliari. Tempi reali, documenti alla mano: due o tre settimane. Costi prevedibili: imposte proporzionalmente basse e un onorario che si conosce prima, nel preventivo scritto.

Divisione giudiziale. Basta che un erede non firmi. Si apre una causa davanti al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, con consulente tecnico per stimare i beni e formare le quote. Tempi: anni, non mesi. Costi: avvocato per ciascuna parte, consulente, contributo unificato. E il rapporto fra fratelli, di solito, non torna più come prima.

Fra le due c’è una terza via che lo Studio propone spesso: la divisione amichevole preparata con calma, in cui il notaio fa i conti davanti a tutti, mostra i numeri e lascia che siano le parti a scegliere. Molte liti nascono non dal disaccordo, ma dal sospetto che i conti non siano stati fatti bene.

Chi deve firmare

Alla divisione devono partecipare tutti i coeredi: se ne manca uno, l’atto è nullo. Devono esserci anche chi ha acquistato la quota di un erede, il coniuge superstite con il diritto di abitazione, e gli eventuali legatari di beni che rientrano nel conteggio. Se un erede vuole vendere la sua quota a un estraneo, gli altri hanno la prelazione: è l’art. 732 del codice civile, e va rispettato alla lettera perché altrimenti i coeredi possono riscattare la quota da chi l’ha comprata.

Un esempio con i numeri

Esempio inventato, con importi e nomi di fantasia. Muore il padre e restano tre figli: Lucia, Andrea e Renato, eredi per un terzo ciascuno. Nell’eredità ci sono un appartamento al Vomero stimato 260.000 euro, un box a Fuorigrotta da 35.000 euro e 45.000 euro su un conto corrente. Totale: 340.000 euro, cioè 113.333 euro a testa.

Lucia vive già nell’appartamento e vorrebbe tenerlo. Si forma una divisione così: a Lucia l’appartamento (260.000), ad Andrea il box più una parte del conto (35.000 + 45.000 = 80.000), a Renato nulla in natura. Le quote non tornano: Lucia ha preso 146.667 euro in più del suo terzo, Andrea 33.333 in meno, Renato 113.333 in meno. Lucia versa quindi un conguaglio in denaro di 33.333 euro ad Andrea e di 113.333 euro a Renato. È una divisione perfettamente legittima, ma il conguaglio così alto ha un costo fiscale che va calcolato prima, non dopo.

Cosa fare in pratica

  1. Controlla che la successione sia chiusa. Dichiarazione di successione presentata, imposte pagate, volture catastali eseguite: senza questo la divisione non si può fare.
  2. Metti per iscritto chi sono gli eredi e in che quota. Testamento pubblicato, rinunce, accettazioni: tutto va documentato prima di sedersi al tavolo.
  3. Fai stimare i beni da chi li conosce. Una perizia condivisa costa molto meno di una causa. Il valore da usare è quello di mercato, non quello catastale.
  4. Tira fuori le donazioni fatte in vita. Se il defunto aveva già dato qualcosa a uno dei figli, quel bene entra nei conti: è la collazione, la regola che rimette in gioco le donazioni fra fratelli.
  5. Decidi chi prende che cosa, e con quale conguaglio. Prima a voce, poi su carta, poi in bozza d’atto.
  6. Chiedi il conto delle imposte prima di firmare. Un conguaglio troppo alto può far tassare l’atto come una vendita.
  7. Fissa la stipula quando tutti i documenti sono completi, non prima: rinviare un atto già convocato è il modo più rapido per far riaprire una discussione chiusa.

I documenti che servono

Domande frequenti

Mio fratello non vuole dividere: posso obbligarlo?
Sì. Il diritto di chiedere la divisione non dipende dal consenso degli altri. Se non si trova un accordo, si chiede al tribunale. Prima però vale la pena provare con una proposta scritta e con i numeri in chiaro.

Quanto tempo ci vuole dal notaio?
Con i documenti completi e l’accordo di tutti, due o tre settimane. Il tempo se lo prendono quasi sempre i documenti urbanistici e catastali, non l’atto.

Si può dividere solo una parte dell’eredità?
Sì, si può fare una divisione parziale, per esempio solo sugli immobili, lasciando il resto in comunione. Va detto chiaramente nell’atto, altrimenti nascono equivoci.

E se uno degli eredi è irreperibile?
La divisione non si ferma per sempre, ma servono strumenti particolari. Ne parliamo in un articolo dedicato di questa serie.

Fonti

Da leggere insieme a questo: quando la vendita a un figlio era in realtà una donazione, come lo Studio segue una successione a Napoli, la guida completa su successioni e testamenti e il glossario dei termini del notaio.


Studio Notarile Marco Fiorentino

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Questo articolo informa in generale. Per il Suo caso scelga la strada che Le serve: rispondiamo entro un giorno lavorativo.

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Questo articolo ha finalità informativa e riguarda la disciplina generale. Non è un parere e non sostituisce l’esame del caso concreto, che va sottoposto al Notaio con i documenti alla mano. Capire prima di firmare.

Marco Fiorentino, notaio in Napoli dal 2011, iscritto al Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola. Studio in Viale Antonio Gramsci 19, 80122 Napoli (Mergellina). Chi è il Notaio e come lavora.

Testo redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dal Notaio Marco Fiorentino. Aggiornato il 22 settembre 2026.


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